L’AQUILA – Sarà esaminata nei prossimi giorni la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura della Repubblica per i componenti della Commissione grandi rischi, indagati per “omicidio colposo plurimo” in quanto, “pur avendo le conoscenze”, non indicarono che si sarebbe dovuto evacuare L’Aquila, sottoposta da mesi a un intenso sciame sismico.
Depositata presso l’ufficio del Giudice per l’udienza preliminare, come scrive oggi il quotidiano La Repubblica, la richiesta sarà notificata entro la prossima settimana in quanto deve ancora essere scelto quale dei due Gup dovrà esaminarla, Giuseppe Grieco o Marco Billi.
Secondo il procuratore capo Alfredo Rossini e il suo sostituto, Fabio Picuti (nella foto con Rossini), gli scienziati della Commissione Grandi Rischi, organo consultivo e propositivo della Protezione civile su tutte le attività volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, il 31 marzo del 2009, sei giorni prima della devastante scossa delle 3.32, pur riunendosi all’Aquila per analizzare lo sciame sismico, non attivarono le necessarie misure, perciò suoi componenti avrebbero compiuto “negligenze fatali”.
LA NOTIFICA
Il 3 giugno scorso la Procura aquilana ha notificato l’avviso di chiusura indagine, che ha valore di informazione di garanzia, a sette componenti di quella Commissione: Franco Barberi (presidente vicario), Enzo Boschi (presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Bernardo De Bernardinis (vice capo della protezione civile), Mauro Dolce, (responsabile dell’ufficio rischio sismico della Protezione Civile), Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione ‘Eucentre’) e Claudio Eva (ordinario di fisica terrestre dell’Università di Genova).
LE POLEMICHE
Il provvedimento ha suscitato numerosissime polemiche: “Abbiamo indagato sulla Commissione grandi rischi – disse Rossini – perché ci sono state denunce di persone che hanno subito questa situazione. È un lavoro serio e molto importante, speriamo di arrivare a un risultato conforme a quello che la gente si aspetta”.
Questa dichiarazione è stata contestata, tra gli altri, dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e da buona parte del Dipartimento che in una nota ha affermato: “Davvero non si comprende quale sia l’obiettivo della magistratura aquilana: non può infatti che auspicarsi che l’operato della magistratura inquirente non sia diretto, come invece afferma il procuratore capo, ‘a un risultato conforme a ciò che la gente si aspettà’ perché, così facendo, si arriverebbe all’assurdo che la giustizia non persegue l’applicazione delle norme, ma gli umori e i desideri di una parte della popolazione, seppur colpita da lutti e sofferenze enormi”.
L’INCHIESTA
L’inchiesta è stata avviata in seguito a un esposto presentato dall’avvocato aquilano Antonio Valentini, firmato poi da molti cittadini.
Alla riunione della Commissione parteciparono anche l’assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo, Daniela Stati, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il dirigente della Protezione civile abruzzese, Altero Leone.
“Quella sera – ha ricordato in seguito Cialente – io ero il vaso di coccio che faceva domande. Ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell’Ingv: ma che volete, all’Aquila prima o poi un terremoto arriva…”.
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