L’AQUILA – Gli abbattimenti dei cinghiali nelle aree protette sarebbero “illegittimi e devastanti” secondo l’associazione ecologista Appennino Ecosistema che ha così inviato oggi una “formale diffida ai 43 sindaci della Valle del Sangro-Aventino, e per conoscenza al Prefetto di Chieti ed al Corpo Forestale dello Stato”, contestando la proposta di un’ordinanza fatta ieri appunto dai 43 sindaci per arginare il fenomeno della sovrappopolazione di cinghiali nella zona del versante orientale della Majella.
“Si tratterebbe – è il parere dell’associazione – di consentire vere e proprie attività venatorie, seppur limitate ad una sola specie, anche nel territorio del Parco Nazionale della Majella, del Sito di Interesse Comunitario IT7140203 (Maiella) e della Zona di Protezione Speciale IT7140129 (Parco Nazionale della Maiella). Ogni attività di disturbo (o addirittura uccisione) della fauna selvatica e degli habitat naturali è vietata in queste aree dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea (e relative normative nazionali di recepimento ed applicazione), dalla Legge quadro sulle aree protette n. 394/1991 e dall’art. 733-bis del codice penale. Qualsiasi deroga può essere ottenuta solo dopo la realizzazione di un apposito Studio di incidenza ambientale, una specifica autorizzazione del Ministero dell’Ambiente ed il controllo completo delle operazioni da parte dell’Ente Parco”.
Non solo. Per Appennino Ecosistema il ventilato provvedimento sarebbe inefficace “in quanto è dimostrato che la fertilità dei cinghiali è notevolmente più alta quando sono sottoposti a pressione venatoria elevata”.
Non solo: “La caccia e gli abbattimenti selettivi aumentano la dimensione di popolazione dei cinghiali anche in modo indiretto. Questi animali hanno una struttura sociale molto sensibile. Una cinghialessa dominante va in estro solo una volta all’anno e guida il gruppo. Se la femmina dominante viene uccisa, il gruppo si disperde, gli animali senza guida irrompono nei campi, tutte le femminine diventano feconde più volte nell’anno”.
Per l’associazione serve “promuovere azioni per migliorare lo stato dei nostri ecosistemi: dove questi sono ben funzionanti, infatti, gli equilibri naturali si auto-mantengono in uno stato stazionario a tempo indefinito, se non perturbati dall’uomo. Ed occorre sviluppare politiche scientificamente basate: nella nostra Regione, invece, non sono mai state concretamente attuate le “Linee guida per la gestione del cinghiale nelle aree protette” redatte dall’Ispra e non sono mai state istituite le aree contigue ai Parchi, previste dalla Legge quadro sulle aree protette n. 394/1991, ove sarebbe invece possibile gestire la caccia in modo razionale, creando delle zone-cuscinetto tra i Parchi e il resto del territorio”.





