OFENA – “Molti agricoltori e cacciatori, che ancora attendono i risarcimenti per i danni da cinghiale di 4 anni fa, per fronteggiare l’emergenza nel nostro territorio, hanno conseguito a spese proprie il corso obbligatorio per il selecontrollo, sostenendo anche la spesa dei cani per la girata. Per loro i soldi non ci sono, e di rimando assistiamo a uno spiegamento di polizia provinciale che fronteggia il problema senza informarci”.

La denuncia arriva da Dino Rossi, agricoltore di Ofena (L’Aquila), presidente del Cospa Abruzzo, che parla di “un vero e proprio bracconaggio autorizzato! Visto che fino ad oggi la Regione e le Province non hanno emesso un euro per i danni causati dagli animali selvatici”.

“Gli agricoltori ancora attendono i soldi dei danni dei cinghiali di 4 anni fa, soldi che non si trovano, ma nello stesso tempo assistiamo allo sperpero per il pagamento degli straordinari alle forze di polizia. La Regione Abruzzo stanzia 400 mila euro per la filiera delle carni di cinghiale, quando bastava una deroga, come accade per i maiali macellati per il fabbisogno familiare”.

“Il denaro si trova sempre per gli amici degli amici, ma per risarcire i danni non c’è un centesimo – accusa Rossi – Mi preme far presente che nelle notti scorse, la polizia provinciale è intervenuta su un mio terreno a circa 40 metri da un mio fabbricato, senza che venissi, nonostante sia possessore di porto d’armi e abilitato al selecontrollo”.

“Sopra il danno la beffa! Stranamente – aggiunge – per le campagne abruzzesi si vedono girare grossi suv della provinciale, a volte anche sui terreni coltivati, a fari accesi e carabine spianate pronti per abbattere i cinghiali. Ma quanto ci costa? Quello che non si riesce a capire è il motivo di questo dispendio di soldi per un problema che si poteva risolvere a costo zero da anni, semplicemente allungando il periodo di caccia con meno vincoli per chi pratica la caccia al cinghiale”.