L’AQUILA – “Domani celebrerò l’unità d’Italia con la fascia passando tutta la giornata dentro palazzo Margherita”.
L’annuncio choc è arrivato oggi dal sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, durante un incontro con i cronisti improvvisato nell’attuale sede del Comune a Villa Gioia.
“Devo ricordare – ha detto Cialente – che c’è una città abbandonata a se stessa, declino l’invito di andare a Roma e passerò il giorno nei luoghi dove sono stato giovane cittadino e giovane politico”.
Quanto alla fascia tricolore, distrutta dal sisma del 6 aprile 2009, il sindaco dimissionario ha spiegato che “domani sarà una delle ultime occasioni in cui la indosserò”, confermando l’ipotesi di non ritirare le sue dimissioni.
“Effettivamente – ha spiegato – questa città è commissariata su tutto, per cui tanto vale che venga il Governo a gestirla. Può darsi che loro avranno voglia di fare meglio di me, così finirò di fare il parafulmine”.
Ancora spiegando le ragioni delle dimissioni che il sindaco non sembra assolutamente interessato a ritirare: “Sono ancora qua perché lo prevede la legge – dice seduto sulla scrivania della sede di Villa Gioia – in questo momento non abbiamo un bilancio. Personalmente posso sì e no decidere gli orari delle corse dei bus. Tutti i progetti sono fermi da tempo immemore. Con fatica ho riaperto il tavolo con il vice commissario Antonio Cicchetti, ma anche lui di fatto è delegittimato”.
“La città è ferma – ha continuato il sindaco – C’è una gran confusione su tutto. Perché le case classificate E in periferia non partono? Perché sugli edifici pubblici finanziati dal 2009 non c’è neanche un cantiere? Certo non per volere mio. La verità è che il Governo ha creato una struttura d’emergenza che non sta funzionando. Stiamo buttando milioni di euro perché anziché rifare le case continuiamo a mandare la gente negli hotel o a pagare gli affitti. Per ripartire il Comune ha bisogno della ristrutturazione degli edifici che erano abitati prima del terremoto: di Ici, di Tarsu” . (m.c.)



