L’AQUILA – È ancora in alto mare la mobilitazione per scongiurare la chiusura dei quattro tribunali cosiddetti minori dell’Abruzzo che senza una nuova legge cesseranno la propria attività nel 2018: Lanciano, Vasto, Avezzano e Sulmona.
“Ogni sindaco difende la propria realtà, senza input è difficile che ci sia un parlamentare che prenda l’iniziativa”, ammette il sindaco di Lanciano (Chieti), Mario Pupillo.
“Ho sentito l’onorevole Filippo Piccone nei giorni scorsi, so che si sta impegnando per un’azione comune ma dovranno sedersi attorno allo stesso tavolo anche Paola Pelino e Stefania Pezzopane“, dice il sindaco di Avezzano (L’Aquila) Giovanni Di Pangrazio auspicando l’intervento delle senatrici di Forza Italia e del Partito democratico.
Dopo le parole del ministro della Giustizia Andrea Orlando, che in un’intervista a questo giornale ha detto di ritenere “sbagliato fare dell’Abruzzo una eccezione a livello nazionale” e che “la riforma della geografia giudiziaria ha apportato dei miglioramenti del sistema che credo valgano e debbano valere anche per l’Abruzzo”, la senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, sottosegretario alla Giustizia, ha spiegato senza mezzi termini che “occorre una modifica della legge che a oggi non è sul tavolo perché nessuno l’ha proposta”.
Facendo un chiaro riferimento a deputati e senatori abruzzesi, titolari dell’iniziativa parlamentare, che ancora non avanzano alcuna proposta.
“Ogni sindaco difende la propria realtà, quello di Lanciano è il tribunale più antico della provincia dopo quello del capoluogo, è stato Corte d’Assise, ha una efficienza e una funzionalità che vanta numeri di eccellenza – rivendica Pupillo – contesto questa riforma della geografia in un momento in cui c’è recrudescenza del fenomeno criminoso”.
“I tribunali minori hanno una capacità di risposta superiore ai grandi tribunali, come sindaco – aggiunge – devo sottolineare che è una operazione non condivisa e sta creando problemi in varie regioni, avevamo proposto di unire i tribunali di Lanciano e Vasto e c’è una pubblicazione in cui sono messi in evidenza i dati negativi che comporterebbe la loro chiusura, ma l’interlocuzione non c’è perché ognuno difende il suo territorio”.
A prevalere è, insomma, il campanile perché, domanda Pupillo, “se accorpiamo Lanciano e Vasto poi il tribunale dove si fa, a Lanciano o a Vasto? Significherebbe una amputazione per una delle due città, non è facile mettersi insieme”, continua, riconoscendo che “nessuno fa un passo indietro”.
“Stiamo seguendo e monitorando attentamente la vicenda – dice Di Pangrazio – quando si fanno delle cose sbagliate si possono anche correggere, e quella riforma al 50 per cento è sbagliata, implica costi maggiori e disagi eccezionali”.
“Avezzano è il terzo tribunale per produttività in Abruzzo, non possono confluire su L’Aquila che è già congestionata anche per il traffico – aggiunge – immaginate se dovessero venire tutti gli avvocati da Avezzano, oltre al disagio enorme che verrebbe creato a chi ad esempio da Balsorano deve fare un viaggio della speranza non essendoci neanche collegamenti diretti con il capoluogo”.
“Bisogna rispettare i cittadini, l’interesse è anche degli aquilani che non sopportorebbero la fusione, l’ipotesi è quella di lavorare insieme anche con l’Ordine degli avvocati, con il presidente Franco Colucci siamo infatti in stretto contatto”.





