L’AQUILA – Rischia di scomparire la scuola di specializzazione in pediatria della Facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, che potrebbe essere accorpata a quella di Chieti.

L’ipotesi, che il sindaco Pierluigi Biondi porterà domani all’attenzione dell’assemblea dei sindaci della Asl, è stata confermata al Centro dallo stesso direttore della scuola, Alberto Verrotti.

L’aggregazione avviene “nell’ambito di una riorganizzazione su base nazionale”, ha spiegato il professore, “si è giunti a questa situazione in quanto, alcuni mesi fa, il ministero della Pubblica istruzione ha emesso un decreto con dei requisiti minimi che devono avere tutte le scuole di specializzazione per poter continuare ad operare sul territorio. Per soddisfare tali requisiti è stato necessario arrivare a questa aggregazione”.

Di “scandalo” ha parlato il presidente provinciale dell’Ordine dei medici, Maurizio Ortu, ricordando come “la scuola aquilana di specializzazione in pediatria, una delle migliori che abbiamo in Italia, fu fondata negli anni Settanta dal professor Fabrizio De Matteis“.

“Siamo di fronte a un nuovo depauperamento delle risorse accademiche e sanitarie del territorio: un’ulteriore perdita della qualità della formazione universitaria, che non può passare sotto silenzio”, ha aggiunto.

Più cauta, invece, la rettrice, Paola Inverardi: “Con le nuove normative ministeriali, relative all’accreditamento delle scuole di specializzazione, quest’anno si è creata una gran confusione. Abbiamo lavorato di corsa e in emergenza, ma non tutto è perduto. Il corso accademico 2017- 2018 della scuola di pediatria verrà attivato a Chieti, almeno per quest’anno. Poi, vedremo cosa si può fare”, ha spiegato.

“Adesso abbiamo sei mesi di tempo per lavorare alle iscrizioni 2018-2019 e garantire il ripristino all’Aquila della scuola di specializzazione in pediatria”, ha aggiunto, “ma dobbiamo essere in grado di esibire i parametri di qualità e di servizio che il ministero richiede per la rete formativa e di gestione dei posti letto. Insomma, si accorpa laddove la rete di riferimento sanitaria non ha la massa critica necessaria per formare gli specializzandi. È il caso della scuola di pediatria aquilana, che sarà accorpata a Chieti; per altri corsi è avvenuto il contrario”.

Di “ulteriore, pesante, scippo al territorio che perde un importante presidio formativo” parla in una nota il segretario provinciale della Cisl, Paolo Sangermano.

“Alla luce delle dichiarazioni rese da importanti esponenti del mondo accedemico, politico e associaziativo, concordiamo sulla gravità del provvedimento in atto e ci rendiamo disponibili a sostenere qualsiasi iniziativa che vada nella direzione di un recupero di opportunità, dal punto di vista della formazione accademica, a favore di un territorio già pesantemente penalizzato”.

“Non si comprendono le motivazione che hanno portato alla scelta di favorire Chieti, rispetto all’Aquila, nella collocazione della sede dell’unica scuola di specializzazione in pediatria che sarà presente in Abruzzo per il corso 2017-2018”, continua Sangermano, “se è vero che tale scelta è dettata dalla riorganizzazione imposta dal ministero della Pubblica istruzione, che tiene conto di alcuni parametri relativi a prestazioni, servizi e posti letto, vanno rideterminate le condizioni perché la facoltà di medicina dell’Aquila possa continuare ad operare con tutte le scuole di specializzazione, senza che venga intaccata in alcun modo l’offerta formativa”.

ALTRE REAZIONI

GIOVANI SALVINIANI, “D’ALFONSO COME I LANZICHENECCHI”

“L’ennesimo scippo ai danni della nostra città, D’Alfonso come i lanzichenecchi”, dice il segretario cittadino Noi con Salvini Giovani, Andrea Costantini. 

“La problematica sorta sulla scuola di specializzazione in Pediatria  è l’ennesima riprova di una Regione Abruzzo a due velocità. È una vergona il continuo tentativo di spoliazione ai danni dell’Università e della Asl aquilana”.

“L’Aquila ha la fortuna di ospitare una unità di terapia intensiva neonatale di altissima qualità e la sua scuola andrebbe difesa con i denti. Un governo regionale efficiente proverebbe in ogni modo a sostenere l’Ateneo e lo sviluppo delle sue potenzialità. Portare a Chieti la scuola di specializzazione”, dice Costantini, “sarebbe inoltre un danno ingente al territorio, che verrebbe privato di una importantissima realtà di formazione e canalizzazione delle eccellenze abruzsesi”.

“Siamo in un momento così delicato che giocare all”asso piglia tutto’ è illegittimo nei confronti di un territorio già straziato e di un bacino di utenti che necessita di assistenza ospedaliera”, conclude Costantini.