CHIETI – No al pareggio delle tariffe a quelle dell’Aca, perché per i cittadini di Chieti significherebbe bollette idriche dall’importo triplicato.
È quanto ha fatto sapere oggi in conferenza stampa il comitato locale “Acqua e beni comuni” che ha messo in luce le problematiche della gestione idrica in città.
“Chieti – spiega il comitato – sulla base dell’ultima legge regionale in materia, non può esprimere il proprio voto né sulla gestione e programmazione del servizio idrico integrato né nella programmazione degli investimenti, perché il gestore delle proprie reti idriche è quello della provincia pescarese, l’Aca, e non la Sasi che rifornisce invece la provincia teatina”.
“Per Chieti – ha spiegato il portavoce del comitato, il giornalista Luciano Di Tizio – questa anomala situazione significa gestione e investimenti condizionati per quasi trent’anni con un capoluogo di provincia nonché città tra le più popolate d’Abruzzo impossibilitata a far pesare le proprie scelte. Ci si aspetterebbe una fiera protesta e invece nelle più recenti assemblee Sasi il Comune di Chieti ha brillato per la sua assenza”.
Nonostante ciò, il comitato riconosce al Comune teatino una positiva gestione in proprio della risorsa idrica, visto che l’amministrazione municipale ha mantenuto la proprietà delle reti idriche. Così l’acqua in città viene fatturata secondo tre fasce di consumo: 0,27 euro al metro cubo sino a 6 metri cubi al mese, 0,41 tra i 6 e i 14 metri cubi, e 0,57 quasi si sfora la soglia precedente.
La tariffa è nettamente inferiore a quella applicata dall’Aca che ammonta a 1,35 euro a metro cubo. Ma, su richiesta del commissario dell’Ato abruzzese, in Consiglio comunale potrebbe arrivare una delibera che se approvata triplicherebbe i costi degli utenti, perché chiederebbe l’adeguamento delle tariffe a quelle applicate dall’Aca.
Il comitato chiede, dunque, di bloccare e osteggiare in ogni modo questa richiesta e coglie l’occasione per tornare a chiedere che nello statuto comunale venga inserito il principio dell’acqua come diritto umano.
Il 1° luglio 2012, infatti, il Wwf, membro tra i più attivi del comitato, ha consegnato al Comune una petizione di 1.134 firme che chiedevano l’inserimento nello stato il principio dell’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e alienabile.
“Lo statuto comunale – sottolinea Di Tizio – prevede che ci sia un pronunciamento entro due mesi dalla consegna di una petizione popolare. Ma di mesi ne sono passati più di 18 senza che la richiesta sia mai stata portata all’esame del Consiglio comunale, a dispetto dei ripetuti solleciti del Wwf”.
La conferenza stampa è servita anche a ricordare che si può sottoscrivere l’appello on line che chiede di rispettare il voto dei referendum per l’acqua pubblica, visto che il governo Monti ripropone una serie di privatizzazioni tra cui quella del servizio idrico. L’appello si trova all’indirizzo internet acquabenecomune.org. (ar.ia.)






