CHIETI – Maurizio Benito Angelucci e sua madre Maria Assunta Tiberio non sono responsabili della morte dell’antennista teatino Bruno D’Intino. Lo ha deciso il tribunale di Chieti assolvendo con formula piena i due imputati di omicidio colposo.

La tragedia è avvenuta a novembre del 2007 in un condominio di via Nicola Da Guardiagrele, dove l’antennista, persona molto conosciuta in città anche per la sua militanza nell’allora Alleanza Nazionale, era stato chiamato per sistemare l’impianto televisivo di un appartamento in affitto di proprietà della signora Tiberio.

L’antennista era in soffitta quando la copertura in cartongesso ha ceduto, facendo finire l’uomo nella tromba delle scale. 

Il pubblico ministero Giuseppe Falasca ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico dei due imputati difesi dall’avvocato Marco Femminella.

Il pm in aula aveva chiesto per i due la condanna a un anno di reclusione. Richiesta di condanna anche da parte dell’avvocato di parte civile, il sindaco Umberto Di Primio, che aveva insistito sul risarcimento danni.

Il giudice Patrizia Medica ha invece decretato l’assoluzione. Tra 90 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.  

“Dopo sei anni e mezzo di attesa è finito un incubo”, è stato il commento di Angelucci a fine udienza. (ar.ia.)