CHIETI – Pronto il regolamento Imu del Comune di Chieti redatto dall’assessore comunale al bilancio Roberto Melideo (Popolo della libertà). La commissione bilancio presieduta da Mario De Lio (Unione di centro) lo ha già esaminato licenziandolo a maggioranza.
Questa mattina in conferenza stampa Melideo e De Lio hanno illustrato alla stampa le aliquote adottate e le scelte di politica fiscale seguite.
“L’obiettivo – ha detto Melideo – era quello di non alzare l’aliquota sulla prima casa che, infatti, è rimasta allo 0,4 per cento, a fronte di una media nazionale è dello 0,44 per cento. Abbiamo voluto così tutelare il cittadino tipico di Chieti che è quello proprietario di prima casa con un reddito base che certamente non vogliamo gravare”.
“La coperta è corta – ha continua l’assessore – e noi abbiamo dovuto fare delle scelte. Sulla prima casa, ad esempio, abbiamo previsto ulteriori agevolazioni che fa sì che in molti casi venga quasi del tutto eliminata”.
E’ il caso degli ‘ulttrasessantanciquenni con un reddito ai fini Irpef non superiore ai 15 mila euro, di chi ha nel nucleo familiare un portatore di handicap grave e di chi è proprietario di casa ma ha perso il lavoro, (deve essere un disoccupato, però, proveniente da aziende dismessa come Villa Pini, Olit e via dicendo, e a Chieti, purtroppo, in casi non mancano, non quelli che stanno cercando lavoro e non lo trovano), con un reddito nel nucleo familiare non superiore ai 15 mila euro. Per tutti loro l’agevolazione è dello 0,2 per cento.
Ci sono agevolazioni anche sulle seconde case: per chi svolge un’attività lavorativa nel locale di sua proprietà (agevolazione che porta l’aliquota allo 0,9 per cento), per chi affitta a canone concordato (sempre allo 0,9 per cento), per le onlus che svolgono la loro attività nel locale di proprietà (agevolazione allo 0,76 per cento), per le Ater, infine, che possono equiparare gli alloggi alle prime case, con l’aliquota dello 0,4 per cento.
Per tutti gli altri l’aliquota è dell’1,06 per cento. “Anche se – ha sottolineato De Lio – di questo 1,6 per cento il Comune percepisce solo lo 0,68, il resto va allo stato. Il Comune, cioè, in questa tassa ci mette la faccia ma una parte del ricavato va allo stato. E’ anche per questo che non abbiamo potuto abbassare le aliquote come avremmo voluto”.






