CHIETI – Consiglio comunale dedicato solo a ordini del giorno e interrogazioni quello di questa mattina a Chieti, che si è aperto con un fuori programma su uno dei problemi più sentiti dalla cittadinanza, quello del futuro della provincia teatina e del suo capoluogo.
Il consigliere Emiliano Vitale (Popolo della libertà) ha preso la parola a inizio seduta, “per fatto grave”, e ha espresso tutte le proprie preoccupazioni circa la riunione del Consiglio per le autonomie locali di mercoledì prossimo.
Vitale, primo firmatario dell’ordine del giorno per l’autonomia della provincia teatina, documento votato il mese scorso all’unanimità, ha chiamato in causa soprattutto il Partito democratico e, per esso, il suo principale referente politico, il senatore Giovanni Legnini, presente in aula tra le file della minoranza.
Secondo il consigliere pidiellino, infatti, nella seduta di mercoledì la proposta formulata dal sindaco e dal presidente della Provincia per l’autonomia provinciale, sarebbe finita in minoranza a causa del voto contrario dei sindaci del Pd.
“Chi di dovere intervenga su quei sindaci”, ha chiesto apertamente il consigliere, prefigurando anche uno scenario in cui il senatore democratico non starebbe facendo valere tutto il proprio peso politico all’interno del proprio partito per non scontentare i pescaresi in vista di una propria candidatura alla presidenza della Regione.
Ipotesi che Legnini ha negato con decisione, nel proprio intervento in aula, ribadendo che il Pd teatino continua a sostenere Chieti come capoluogo di provincia. Per quanto riguarda “il dazio” che, secondo Vitale, starebbe pagando a Pescara in vista delle regionali, il senatore ha parlato di “parole terroristiche e confuse”.
Nel dibattito è intervenuto anche il senatore Fabrizio Di Stefano (Pdl) che ha ribadito la necessità che in sede del Consiglio per le autonomie si arrivasse con un fronte compatto di tutti i sindaci della provincia teatina. “Io posso garantire per il sindaco di Castelfrentano – ha detto Di Stefano – Legnini può fare lo stesso con i sindaci di Francavilla, Fresagrandinaria e Palmoli?”
La domanda è rimasta sospesa nell’aria, perché il dibattito ha poi ripreso il proprio normale corso e il senatore democratico ha lasciato il proprio posto tra i banchi dell’opposizione, abbandonando l’aula.
I lavori consiliari sono andati avanti con una serie di ordini del giorno e interrogazioni, discussi in un clima caratterizzato da un certo disinteresse. Più si andava avanti e più rimanevano solo sedie vuote, soprattutto tra le file della maggioranza.
La cosa è stata rimarcata dal consigliere Alessandro Marzoli (Pd) che è intervenuto per far notare che, ancora una volta, si andava avanti solo grazie al fatto che l’opposizione, con la presenza in aula, stava garantendo il numero legale.
Nel momento in cui parlava Marzoli, in aula c’era quasi tutta l’opposizione, molti consiglieri delle liste civiche di maggioranza e dell’Unione di centro, mentre del partito di maggioranza relativa, il Pdl, erano rimasti in quattro: Emiliano Vitale, Stefano Rispoli, Raffaele Di Felice e anche l’uomo che sta catalizzando attorno a sé il dissenso all’interno della maggioranza, Domenico Di Fabrizio.





