CHIETI – Si dice amareggiato l’ex sindaco di Chieti, Francesco Ricci, per le notizie sulla chiusura dell’ospedale militare, una struttura che “ho cercato in tutti i modi di mettere a disposizione della città – dice Ricci – fino a firmare un protocollo d’intesa con l’allora ministro Arturo Parisi, protocollo che prevedeva un giro di strutture fra demanio militare, Questura e Comune, con l’acquisizione da parte del Comune della caserma che ospita l’ospedale militare alla villa comunale”.
“Quando fummo convocati da un generale dell’esercito di cui non ricordo il nome, che venne per effettuare una ricognizione e valutare la ‘cedibilità’ della struttura – ricorda l’ex sindaco – trovammo tutte le stanze occupate e in piena attività, tanto che il generale stesso mi disse di mettermi l’animo in pace perché non c’era nessuna volontà di liberare la struttura stessa”.
“L’egoismo di pochi sconfiggeva così un progetto importante per molti – continua Ricci – Infatti, forti del protocollo avevamo già preso accordi di massima con l’università, che cercava una sede prestigiosa per il rettorato, e con la Provincia, che deve ancora risolvere il problema della biblioteca, perché questa costruzione bellissima diventasse il faro culturale della città dando ospitalità in sezioni separate al rettorato e alle biblioteche provinciale e comunale”.
La vocazione culturale ipotizzata da Ricci per il riutilizzo della struttura che ospita l’ospedale piace anche al vice sindaco attuale, Bruno Di Paolo, che, però, almeno per il momento, pensa anche a continuare a lottare perché venga conservata una funzione di tipo sanitario.
“Personalmente – dice – credo che sull’ospedale militare non tutto sia ancora perduto e che ci siano i margini di recupero attraverso l’implementazione del poliambulatorio militare, che al momento non è oggetto di chiusura, con altri servizi e con l’attribuzione di nuove funzioni, così come da normativa vigente”.
Di Paolo pensa, in particolare, al problema dei due corpi di fabbrica dell’ospedale di Colle dell’Ara dichiarati a rischio sismico e che, pertanto, devono essere svuotati. Secondo lui alcuni dei laboratori che devono essere trasferiti dal policlinico potrebbero trovare spazio proprio all’ospedale militare.





