L’AQUILA – La “guerra” in seno all’ Oncologia della Asl provinciale dell’Aquila in merito alla somministrazione a all’utilizzo di cure chemioterapiche fuori dai protocolli, e quindi non ortodosso, sta tenendo banco e scuotendo gli ambienti interessati sia a livello giudiziario ma soprattutto a livello medico e sanitario, con particolare riferimento ai pazienti che sono comunque la parte più fragile ed esposta e che sono disorientati.
E fa discutere anche l’andamento dell’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila con le ipotesi di reato, a vario titolo, di somministrazione di farmaci non adatti, omicidio e lesioni colpose, innescata da un dettagliato esposto del primario di Oncologia dell’ospedale San Salvatore, il docente della università dell’Aquila, Luciano Mutti, che ha segnalato una decina di casi sospetti di malati poi deceduti, tirando in ballo principalmente il responsabile della oncologia territoriale dell’azienda sanitaria, Enrico Ricevuto, collega di ateneo di Mutti e suo predecessore alla guida della unità operativa complessa, e la dottoressa Gemma Bruera.
Un’ inchiesta che vede sette medici indagati con il fatto singolare che sotto indagine è finto anche il grande accusatore Mutti, professionista riconosciuto a livello internazionale, caratterizzata da una richiesta di archiviazione da parte della Procura, impugnata dallo stesso primario aquilano, ed ora nelle mani del giudice per le indagini preliminari, Marco Billi, che nell’ udienza camerale dei giorni scorsi in cui è cominciato il contraddittorio, ha fissato l’udienza decisiva per il 7 ottobre prossimo.
In questo contesto, si inserisce la richiesta di precisazione inviata a questo giornale da uno degli indagati, la dottoressa Olga Venditti, attraverso il suo legale Luigi Ranalletta, del Foro di Avezzano, una presa di posizione che fa capire la diversa posizione dei sette indagati. L’avvocato sottolinea di aver riproposto una istanza di archiviazione e nel ribadire la completa estraneità ai fatti della sua assistita ha fiducia in un azzeramento delle accuse.
“Nel merito, – scrive l’avvocato Ranalletta – è opportuno, per completezza informativa, fare riferimento alla difesa spiegata della dott.ssa Venditti, invero dettagliatamente riportata con riguardo ad altre posizioni processuali. Ebbene, abbiamo già depositato in giudizio inoppugnabile documentazione, si badi, formata ed estratta dalla stessa ASL, a riprova della completa e totale estraneità della dott.ssa Venditti ai fatti contestati. Confidiamo quindi in una celere archiviazione della nostra posizione. La dott.ssa Venditti, mai neppure sfiorata da inchieste giudiziarie, riserva sin da ora ogni opportuna azione nei confronti di tutti coloro che hanno agito o anche solo contribuito a ledere la sua immagine, personale e professionale”.
Secondo quanto si è appreso, Venditti sarebbe finita sotto indagine avendo visitato alcuni pazienti come si evince dalle cartelle cliniche ma non avrebbe mai fatto richiesta o somministrato cure chemioterapiche.
La Asl, alle prese tra le altre cose, con il pesante deficit sanitario e con un vertice precario, alla luce della scadenza della proroga all’ex dg, Ferdinando Romano, con il ruolo di facente funzioni al direttore amministrativo, Stefano Di Rocco, secondo quanto si è appreso dopo la denuncia del professor Mutti, è intervenuta con una disposizione dell’aprile del 2024 che limita l’attività della oncologia territoriale vietando la somministrazione di chemioterapici endovena a pazienti con nuova diagnosi o peggioramento della malattia. Da sottolineare che Ricevuto ha presentato ricorsi contro la nomina di Mutti alla giustizia amministrativa, tutti respinti.
Gli altri indagati sono gli oncologi della Asl provinciale Marianna Tudini, Alessandra Santomaggio e Alessandro Parisi.
L’ inchiesta ha vissuto un cambio del ruolo della accusa, prima coordinata dal sostituto Fabio Picuti poi approdato in Cassazione, ed ora nella responsabilità del pm Ugo Timpano.
Il primo ha disposto due perizie che avrebbero evidenziato alcuni profili di criticità nelle condotte degli oncologi che avrebbero utilizzato cure non in linea con i protocolli vigenti.
Il pubblico ministero titolare attuale ha chiesto l’archiviazione ritenendo che sebbene possano esserci profili di criticità, gli stessi non sono tali da poter stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, che con protocolli ufficiali i pazienti sarebbero guariti o vissuti di più. Un elemento contestato dal legale di Mutti, Luca Bruno.
Gli altri indagati sono assistiti dagli avvocati Antonio Valentini, Beatrice Merlini, Fabio Cassisa e Fabio Alessandroni. (b.s.)





