L’AQUILA – Nonostante la delibera approvata dalla maggioranza in Consiglio comunale con la quale viene approvata  la variante al Piano regolatore per consentirne l’insediamento il centro di ricerche finanziato dall’Eni e donato all’Università dell’Aquila rischia non nasce sotto una buona stella.

“L’atto approvato dal Consiglio comunale – spiega il consigliere comunale della lista Rialzati L’Aquila Enrico Verini (nella foto) – è passibile di ricorso, perché approvato oltre i termini previsti dall’accordo di programma (34 giorni anziché 30 ndr): qualche cittadino farebbe un investimento, come costruire una casa, sapendo di correre il rischio di veder bloccati i lavori? Come si fa a chiedere all’Eni di investire venti milioni di euro in un’opera sulla scorta di un atto, la delibera per la variante al Prg, approvato in ritardo e quindi passibile di ricorso”?.

“Quello che chiediamo è che venga predisposto un nuovo accordo di programma che, venga esaminato e approvato nei termini, ovvero trenta giorni, e che questa volta ottenga i voti dell’intero consiglio comunale. Perché una cosa deve essere chiara: nessuno fa i ‘dispettucci’, come dice il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, ma vogliamo solamente che le cose siano chiare e fatte in modo giusto. Il primo cittadino la smetta di comportarsi come un sindaco ‘messicano’ e si occupi dei problemi veri della città”.

Secondo Verini la delibra per il Centro Eni “è ricattabile da chiunque abbia intenzione di fare un ricorso al tar per fermare i lavori. In queste condizioni l’Eni non farà più l’investimento, visto che sicuramente non è abituata a fare le cose ‘alla carlona’ come il sinadco Cialente’

Ma c’è di più: come ha dichiarato il consigliere comunale dell’Idv Angelo Mancini, nel corso di una conferenza stampa a cui ha preso parte anche il capogruppo de La Destra Luigi D’Eramo: “i terreni non sono nella disponibilità dell’Università”.

“Esiste un contenzioso – ha spiegato Mancini – tra l’Ateneo e una signora affittuaria dei terreni dove dovrebbe sorgere il centro di ricerche. Non lo dico ma una relazione del comitato tecnico del progetto scientifico. La delibera per il centro ricerche dell’Eni è nata male ed è proseguita peggio”.

“Cialente mi accusa di aver votato contro quella delibera – ha aggiunto – lo rifarei anche adesso ma non riconosce il fatto che grazie a me è stato mantenuto il numero legale. Qui siamo tutti favorevoli al centro di ricerca, purchè venga fatto secondo i modi e le regole giuste. Nella prima versione della delibera, era prevista la realizzazione della centrale di termoriscaldamento su un’area di 67mila metri quadrati. Le cose sono poi cambiate ma nessuno dice che esiste un terreno, adiacente a quello previsto nella delibera della variante al Prg, sul quale il centro potrebbe essere costruito senza problemi”.

“Il sindaco Cialente è in preda ad una isteria non più controllabile – ha aggiunto D’Eramo – ci accusa di voler boicottare la città. I veri boicottatori sono i protagonisti del cosiddetto ‘affaire macerie’, della costruzione, mai avvenuta, dei Mar (moduli abitativi removibili) e dei puntellamenti fatti senza gara”.

“Il sindaco afferma di voler rendere i cittadini protagonisti, mantenga l’impegno e si dimetta visto che non ha più i numeri per poter governare. Gli equilibri di bilancio sono stati approvati con 17 voti, la delibera del Centro Eni con 18. A questo si aggiunge che secondo alcuni i consiglieri che hanno votato per la variante al Prg, che sapevano bene di votare un provvedimento fuori dai termini previsti dalla legge, potrebbero avere delle ripercussioni anche dal punto di vista penale per abuso d’ufficio”.

LA NOTA DI ENRICO VERINI

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