L’AQUILA – Sono state le condizioni precarie in cui versa il centro dialisi dell’ospedale San Salvatore a spingere il direttore, Stefano Stuard, a rassegnare le dimissioni.
“Non si può più lavorare nei container – ha spiegato in una nota – la situazione è diventata insostenibile per i miei pazienti”.
Prima del terremoto, il reparto era uno dei vanti del sistema sanitario. Nell’immediato post-sisma, l’attività è ripresa in tenda e poi nei container, con l’inaugurazione di 21 posti letto e con la promessa di rientrare in ospedale all’inizio del 2010, “ma così non è stato – ha raccontato Stuard – Siamo stati mortificati e presi in giro solo a seguito delle mie dimissioni, rassegnate il 20 luglio, sono iniziati i lavori di recupero della dialisi in data 22 luglio ben oltre 450 giorni dopo il sisma del 6 aprile 2009”.
“Fino a che punto si vuole abusare del diritto alla salute dei pazienti? – si legge ancora nella nota di Stuard – Quale rispetto per questi pazienti le loro famiglie per gli operatori sanitari lasciati a lavorare in mezzo a un parcheggio da 16 mesi eseguendo terapia salvavita obbligatoria? Non parliamo poi della mancanza di personale, ma questo vale anche per molti altri reparti della nostra struttura ospedaliera”.





