L’AQUILA – “La Boldrini è rimasta molto colpita dalla vicenda, quasi scioccata. Ha raccolto le nostre parole e ci ha esortate ad andare avanti”.

Ad andare avanti erano già convinte le Donne Terremutate, che ieri hanno condiviso le problematiche legate alla realizzazione del centro antiviolenza con la presidente della Camera Laura Boldrini, ieri in visita nel capoluogo abruzzese.

A parlare è l’avvocato Simona Giannangeli, che fa parte dell’associazione e che insieme ad altre ‘terremutate’ si è confrontata con l’onorevole, prima che quest’ultima prendesse parte all’incontro con le associazioni di categoria all’interno dell’Auditorium del Parco del Castello.

Al centro, la questione dei 3 milioni ex “fondi Carfagna”, stanziati nel 2009 “affinché i centri antiviolenza danneggiati dal sisma fossero messi in condizione di operare. L’unico era quello dell’Aquila”, spiega. Soldi che, ci tiene a sottolineare, “serviranno solo per la gestione del centro, non per le opere di ricostruzione”.

Come ricorda la Giannangeli, nel novembre del 2011 arriva un’ordinanza della presidenza consiglio dei ministri, firmata da Silvio Berlusconi e da Gianni Chiodi, allora commissario per la ricostruzione: 1,5 milioni venivano affidati alla diocesi per fornire un servizio di assistenza a donne maltrattate, gli altri 1,5 milioni alla consigliera di parità per realizzare un centro poliedrico, sempre per le donne.

“Come Terremutate abbiamo denunciato questa vicenda – spiega ancora l’avvocato – i soldi venivano divisi e diversamente destinati. Le diocesi non possono offrire lo stesso servizio di un centro antiviolenza dove operano delle professionalità, e la consigliera di parità ha altri compiti, ovvero vigilare sulle discriminazioni sul posto di lavoro”.

Nell’agosto del 2012 un decreto esecutivo del commissario ha destinata 1,5 milioni alla diocesi dell’Aquila per il “progetto Samaria”, volto a costruire centro antiviolenza. Progetto bloccato poi dalla Corte dei Conti.

“La senatrice Stefania Pezzopane ha annunciato, qualche tempo fa, che questi soldi sarebbero transitati al Comune. Vorremmo capire ora a che punto siamo, per questo chiediamo un tavolo di trattativa con il Comune per sbloccare i fondi”, dice ancora l’avvocato.

L’altro milione e mezzo, invece, giace nelle casse della Regione.

“Il nostro timore è che prima o poi anche questi fondi spariscano – conclude la Giannangeli – Siamo stanche di questi tempi che si dilatano”.