L’AQUILA – Il Centro di salute mentale di Avezzano ospitato per anni in locali fatiscenti. Quello di di Castel di Sangro a rischio chiusura per personale insufficiente. Aperture ridotte, rispetto a quello che sarebbe necessario, per mancanzA di risorse, per tutte le altre 16 strutture che rappresentano sul territorio, il centro di primo riferimento per i cittadini con disagio psichico, in Abruzzo oltre 10 mila.
Anche di questa emergenza dovrà occuparsi il nuovo assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì. Già con forza sollecitata, con una formale richiesta di incontro dall’Osservatorio regionale stop Opg sulla salute mentale, di cui è figura di spicco Sandro Sirolli, psicologo, ed ex direttore del Centro diurno psichiatrico dell’Aquila.
Tra le azioni da mettere in campo, con urgenza, anticipa Sirolli ad Abruzzoweb, è quella du destinare molte più risorse ai Csm, per porre rimedio al taglio delle ore di apertura disposte nel lontano 2014.
“Partiamo da una premessa – spiega Sirolli – i Centri di Salute Mentale devono essere il fulcro di progetti personalizzati incentrati sull’inclusione sociale, relazionale e lavorativa, senza separazione e con vera integrazione. Le basi per una ‘buona cura’ , come nello spirito della Legge Basaglia, che ha portato alla chiusura dei manicomi, e sulla base del Progetto Obiettivo ‘Tutela salute mentale 1998-2000’, che ha definito il ruolo dei Csm in Italia. Strutture che non devono certo solo occuparsi di interventi finalizzati alla gestione delle crisi e dell’urgenza psichiatrica, nella logica del controllo sociale”.
Detto questo, appare evidente che “con i tagli di risorse effettuati a partire dal 2014, non c’è personale sufficiente a centrare questi obiettivi, e sopratutto più o meno tutti i Csm hanno dovuto ridurre gli orari di apertura. Prima , anche nel rispetto del piano sanitario regionale, erano tutti o quasi sulle 12 ore, 5 giorni a settimana. Ora se alcuni centri mantengono con fatica le ,12 ore, gli altri sono sulle 8 ore e anche meno.
Altro problema da affrontare è la carenza di progetti per l’inclusione lavorativa: come più volte evidenziato le borse lavoro destinate a persone con sofferenza mentale sono molto poche e assolutamente non sufficienti. E sono ancora più scarsi i progetti personalizzati che prevedono l’evoluzione della borse lavoro in un inserimento lavorativo vero e proprio, coinvolgendo in primis le cooperative sociali, le associazioni e gli enti del terzo Settore.
E non è tutto: tra le richieste dell’Osservatorio c’è anche quello di inserire come criterio di valutazione positivo per l’operato dei Dipartimenti di Salute mentale delle Asl, il basso numero di trattamenti sanitari obbligatori (Tso), che spesso rappresentano una scorciatoia “farmacologica” per fronteggiare l’urgenza, piuttosto che lavorare sulla prevenzione delle acuzie attraverso una presa in carico forte da parte dei Csm. Infine Sirolli a nome dell’Osservatorio, chiede che si ponga definitivamente una pietra sopra all’ipotesi di realizzare una seconda Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) in Abruzzo, oltre a quello già operativo a Barete, comune vicino L’Aquila, che già rapresent un fiore all’occhiello a livello nazionale e ospita duna ventina di malati psichiatrici che hanno commesso reati, che prima erano rinchiusi negli Opg, che in passato sarebbero stati ristretti senza fine pena negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, chiusi dalla legge 81 del 2014.
“Non occorre secondo noi una seconda Rems: quella attuale ha posti sufficienti, e molte persone prese in carico, sono state già dimesse, vista l’efficacia dei percorsi terapeutici. Più posti nei Rems si creano, invece, più si tende ad occuparne. Ma le leggi vigenti stabiliscono il principio per cui il ricorso alle misure di sicurezza detentive, per il non imputabile, deve considerarsi la soluzione estrema e residuale”.






