PESCARA – Nuovi scontri sulle aperture domenicali dei centri commerciali abruzzesi.
A lanciare l’allarme è il capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, convinto sostenitore di una soglia bassa di aperture: una posizione che piace alla piccola distribuzione.
“Grazie alla nostra battaglia – ricorda Acerbo – è stato ridotto nella legge finanziaria di 6 domeniche lo stratosferico numero di aperture previsto dalla legislazione regionale che, con l’assessore Alfredo Castiglione, era arrivato a 44: si consideri che nelle vicine Marche le aperture sono 28 l’anno”.
“Ora l’assessore Castiglione – accusa – prova a riportare a 44 il numero delle aperture con un emendamento alla sua già pessima leggina sul commercio”. L’emendamento è all’ordine del giorno del Consiglio di oggi che si tiene a Pescara.
Per Acerbo, “l’emendamento di Castiglione è una pugnalata alle spalle al commercio abruzzese e soprattutto della città di Pescara, soffocato e accerchiato da un numero di centri commerciali che non ha pari in Europa”.
Ma la battaglia sulle domeniche aperte con i recuperi di chiusura infrasettimanale e la turnazione tra centri commerciali aperti e chiusi ha fatto discutere per settimane anche nel capoluogo.
L’assessore comunale al Commercio, Marco Fanfani, ha fissato con una delibera in massimo 42 su 52 le domeniche in cui si potrà aprire, purché si recuperi con una chiusura nel corso della settimana, preferibilmente il lunedì.
Per ora non c’è stato adeguamento alla soglia di 38 fissata di recente grazie ad Acerbo, visto che, come ha rilevato Fanfani, “ogni quindici giorni modificano la legge e io non posso fare ogni volta un’ordinanza”.
Ma la piccola distribuzione è in rivolta, perché la regola vale solo per i centri commerciali più grandi di 1.500 metri quadrati, che nel capoluogo sono solo tre: l’Aquilone, Carrefour e Globo. Tutti gli altri piccoli centri o gallerie commerciali potranno stare aperti anche 52 domeniche, e senza recuperi.
Sulla situazione dell’Aquila, Acerbo si è mostrato più tollerante verso la grande distribuzione: “Vista la situazione post-sisma senza centri d’aggregazione – ha detto ad AbruzzoWeb qualche settimana fa – per L’Aquila si potrebbe pensare a una ‘deroga sociale’”.
“Particolarmente grave – prosegue l’esponente Prc – il fatto che tale emendamento venga proposto all’interno di una leggina che cancella le tutele per i lavoratori del commercio, che d’altronde il governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale e che la Giunta Chiodi-Castiglione ha deciso di non difendere né migliorare per superare i rilievi”.
Acerbo lancia un appello alla “maggioranza di centrodestra a ritirare l’emendamento voluto da Castiglione e a riportare in commissione la leggina inutile. Daremo battaglia – promette – per un’ulteriore riduzione delle deroghe domenicali e festive”.
Il capogruppo comunista chiude con un altro attacco a Castiglione. “L’assessore – svela – ha convocato nei giorni scorsi le organizzazioni di categoria, chiedendo una firma a supporto della sua iniziativa: firma che ovviamente Confindustria, Federdistribuzione, Lega Coop, eccetera non hanno negato”.
“Stranamente – rileva – anche la Confesercenti regionale ha firmato, mentre la Confcommercio no: credo che i negozianti della Confesercenti debbano chiedere conto al loro vertice regionale”.
“È evidente – conclude – che lobby potenti e trasversali hanno fatto dell’Abruzzo un caso più unico che raro di sviluppo selvaggio dei centri commerciali”.
ARTICOLI CORRELATI:






