SULMONA – “Dopo il no alla centrale Snam, si apre la partita vera: la Regione deve mantenere la schiena dritta, e deve impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge Sblocca Italia, e difendere il titolo V della Costituzione, il quale stabilisce che per le decisioni in materia energetica occorre l’intesa tra Stato e Regione”.
L’appello arriva da Giovanna Margadonna, portavoce del Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona (L’Aquila), dopo che venerdì scorso l’assessore regionale Mario Mazzocca, la Provincia dell’Aquila, il Comune di Sulmona e la Comunità Montana Peligna hanno confermato a Roma, sul tavolo della Conferenza dei servizi, il secco no alla centrale di compressione a spinta, che la società Snam vorrebbe realizzare in zona Case Pente a Sulmona, snodo del metanodotto Brindisi-Foligno, che dovrebbe attraversare il territorio abruzzese per 103 chilometri, sul territorio dell’aquilano.
Motivi dell’opposizione, “l’assenza di una procedura di Valutazione ambientale strategica e di una Valutazione di impatto ambientale unica, una nuova disciplina regionale; valutazioni superficiale in merito ad un progetto alternativo”.
La partita vera, però, sostengono i comitati, si apre ora.
Il no ad una conferenza di servizi servirà a poco, se a seguito del decreto Sblocca Italia e delle riforme costituzionali, tutti i poteri saranno accentrati a Roma, con il sostanziale commissariamento della realizzazione di opere ritenute strategiche.
Sblocca Italia che però è stato votato sia alla Camera che al Senato da tutti i parlamentari del Partito democratico, che governa anche l’Abruzzo.
Tornando al dopo conferenza dei servizi, la Regione, saltata l’intesa, nei prossimi sei mesi dovrà confrontarsi con il Governo nazionale, ribadisce la Margadonna, “per esigere la piena applicazione di quanto deciso dalla risoluzione approvata con voto unanime dalla Commissione Ambiente della Camera dei deputati, la quale ‘impegna’ il Governo a disporre la modifica del tracciato del metanodotto, stante le forti criticità riscontrate sia per quanto riguarda il rischio sismico che per l’ elevato impatto ambientale dell’opera”.
Del resto, osservano ancora i comitati, “il governatore Luciano D’Alfonso, che ha dichiarato che la Regione non intende essere il cameriere dello Stato’, ha questa l’occasione per dimostrare quale peso e capacità il Governo regionale intende mettere davvero in campo nel far valere i diritti inalienabili dei cittadini abruzzesi. Il presidente D’Alfonso e il vice presidente Giovanni Lolli, unitamente ai parlamentari ed ai politici presenti all’assemblea del 22 settembre al cinema Pacifico, hanno preso degli impegni precisi nei confronti del territorio”.
Per quanto attiene alle modalità con le quali si è svolta la Conferenza di servizi, i Comitati continuano a considerarla illegittima.
“Essa, a nostro avviso, non poteva essere convocata sulla sola centrale Snam, stante l’unitarietà del progetto che comprende metanodotto e centrale, né potevano essere ignorate dalla responsabile del procedimento le questioni di merito sollevate dalla Regione, quale la mancanza della Valutazione Ambientale Strategica, la necessità della Via unica e la superficiale valutazione, da parte della Snam, delle alternative di tracciato. Riteniamo pertanto che la Regione debba contestare la decisione di chiudere la Conferenza ed attrezzarsi affinché quello con il Governo nazionale sia un confronto vero e a tutto campo. Per le gravi carenze riscontrate è necessario che la Regione chieda la revisione delle decisioni assunte dalla Commissione Nazionale Via”.
L’incognita però è rappresentata dal Decreto Sblocca Italia appena approvato, nel quale il metanodotto Snam viene considerato tra le opere strategiche italiane e potrebbe accentrare l’iter e il potere decisionale sul Governo, esautorando di poteri le Regioni e gli enti locali.
Ma questo disegno presuppone comunque la modifica del titolo V della Costituzione, che stabilisce i poteri di Regioni, Province e Comuni anche in tema di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, materia concorrente, ovvero in cui Regione e Governo devono essere d’accordo.
“Quando lo Sblocca Italia sarà legge – sostengono i Comitati – si regalerà al nostro Paese alle multinazionali del petrolio e del gas. Le stesse multinazionali decideranno la politica energetica, a quel punto il governo sarà soltanto il fedele esecutore: per questo la vicenda Snam assume un significato fortemente emblematico”.
“Se passa l’imposizione dall’alto di un’opera così devastante – proseguono – contro la volontà di tutti gli enti locali ribadita in Conferenza di servizi, ciò significa che i cittadini e gli amministratori pubblici che essi eleggono non contano più nulla e saremo tutti non solo camerieri, ma ridotti al rango di sudditi perché saranno solo le multinazionali ed i loro interessi affaristici a disporre del nostro territorio a loro piacimento e senza alcun ostacolo”.
“Questa sarebbe la morte della democrazia e del territorio, perché ci costringeranno a soccombere alla dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”, concludono i comitati. Filippo Tronca





