L’AQUILA – Sulla formazione della nuova Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia scoppia una guerra legale tra L’Aquila e Teramo.

Dopo mesi di tensione tra il presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, che spinge sull’acceleratore per chiudere al più presto la partita, e il presidente della Camera teramana, Gloriano Lanciotti, che lo scorso 22 ottobre, su deliberazione del Consiglio, ha revocato la vecchia delibera del 22 novembre 2016, di fusione con L’Aquila, si è arrivati alla rottura definitiva. E al passaggio nelle aule di tribunale.

In attesa della firma del decreto per la costituzione del nuovo consiglio della Camera del Gran Sasso d’Italia, da parte dell’assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo, attesa entro gennaio, Santilli ha dato fuoco alle polveri con una diffida, a firma dell’avvocato Francesco Camerini, alla Regione e alla Camera di commercio teramana, accompagnata dalla possibilità che si proceda alla richiesta di risarcimento danni a causa della mancata fusione.

Un epilogo frutto di una guerra, ormai, personale tra Santilli e Lanciotti, nessuno dei due disposto a fare un passo indietro, o avanti – dipende dalle interpretazioni – sulla possibilità di fondere le due camere di commercio, iter peraltro previsto dalla riforma nazionale.

Ma come si è arrivati a questo punto? Il 27 gennaio 2017 a seguito di due deliberazioni, coincidenti, con cui le Camere avevano deciso di avviare il processo di accorpamento, il Ministero aveva dato il via libera alla fusione. Il 22 ottobre scorso il consiglio della Camera teramana ha deciso di revocare la propria delibera sulla fusione. Fusione sancita da due decreti ministeriali, dell’allora ministro, Carlo Calenda, il 27 gennaio 2017 e il 16 febbraio 2018.

Lo scorso 28 novembre la Camera aquilana ha deliberato la possibilità di impugnare dinanzi al Tar la delibera di revoca della Camera teramana: atto a cui ha fatto seguito una diffida formale alla Regione e alla Camera di commercio di Teramo, a firma di Santilli e del legale della Camera aquilana, accompagnata dall’eventuale richiesta di risarcimento danni.

Lanciotti, dal canto suo, ha confermato la volontà di interrompere il percorso e, nella conferenza stampa di fine anno, ha ribadito “le tante azioni a supporto dell’attività imprenditoriale, poste in essere nel 2019: un milione e 100mila euro di finanziamenti diretti erogati e 150mila euro di finanziamenti indiretti, quale contributo alle imprese mediante abbattimento dei tassi di interesse sui prestiti bancari di finanziamenti indiretti alle imprese, 84mila euro di contributi per le start-up femminili, oltre 300mila euro per le attività economiche del cratere sismico 2016-2017, quasi 80mila euro per incentivare il turismo e 160mila euro per progetti di promozione economica”.

Una vivacità più volte sottolineata da Lanciotti, che contrasta con l’immobilismo della Camera di commercio aquilana, di cui è accusato Santilli, finito nell’occhio del ciclone delle associazioni di categoria proprio per la mancanza di iniziative messe in atto e per le polemiche che hanno accompagnato l’ultimo periodo del suo mandato: dall’organizzazione della Rassegna ovini al mancato pagamento dei pastori, dall’assenza di iniziative di investimento a supporto delle imprese ai 120mila euro per le luminarie, ritenuti una somma esagerata e finalizzata al solo Comune dell’Aquila, alla totale mancanza di azioni nell’anno del decennale del sisma.

Nel 2019, la Camera di commercio dell’Aquila, sottolineano i critici storici, ha persino saltato l’annuale appuntamento con il premio Fedeltà al lavoro.