L’AQUILA – Un castello prigioniero del tempo, ma non c’è nulla di romantico. I

l tempo è quello grigio della burocrazia, della politica che non sa o non può decidere e che è capace di distruggere bellezza, al pari di orde barbariche o cataclismi.

Lo splendido castello Camponeschi, che spunta come in una fiaba tra i boschi di Prata D’Ansidonia (L’Aquila), dovrà infatti attendere ancora parecchi anni prima di tornare a vivere, con il lieto fine di una storia che si trascina dagli anni ’60, allorché il complesso fu ceduto al Comune, e segnata da milioni di euro sprecati in un intervento di ristrutturazione lasciato a metà, da una convenzione di project financing sottoscritta nel 2008 con la Tecno Appalti di Montorio a Vomano (Teramo) mai entrata a regime anche perché è arrivato il terremoto dell’aprile 2009 a portare altri danni e vanificare il poco che era stato fatto.

Una luce in fondo al tunnel però si intravede.

Ed è la rescissione consensuale della convenzione con la Tecnoappalti, con conseguente ritorno nella piena disponibilità del bene da parte del Comune.

“La scelta è stata concorde – spiega ad AbruzzoWeb il sindaco Paolo Eusani – il project financing di fatto è stato bloccato dal terremoto, in questi anni la società ha indirizzato altrove i suoi interessi e i suoi investimentii. Il progetto iniziale, ci hanno spiegato, sarebbe troppo a lungo termine e con costi aggiuntivi. E così in autunno approveremo senza problemi la delibera di scioglimento della convenzione”.

Un passaggio decisivo per superare un nodo che neanche i legali erano riusciti sciogliere.

La Tecno appalti infatti aveva avuto in affidamento a fine 2008 il complesso, che già era stato in parte restaurato negli anni ’90 con fondi europei.

Un accordo di project finacing con l’impegno del privato di effettuare un investimento di 7-8 milioni di euro per realizzare un distretto turistico e ricettivo, con tanto di botteghe artigianali e beauty center, in cambio di un affidamento del castello per un periodo di 35 anni a fronte di un pagamento del canone al Comune.

Poi, però, ci si è messo il terribile sisma dell’aprile 2009 a danneggiare gravemente la parte del borgo fortificato non interessata al restauro, oltre ad alcuni tratti dell’imponente cinta muraria.

Tutto si è dunque nuovamente fermato per anni, in attesa dell’approvazione del piano di ricostruzione, arrivato nel 2015, quantificando l’intervento di messa in sicurezza sismica in circa 600 mila euro.

A quel punto è nato però un problema insormontabile, che riguarda la natura ibrida di un project finacing e così riassumibile: castello Camponeschi è un bene pubblico, recuperabile da parte del Comune con un finanziamento dei fondi post-sisma, oppure è un bene privato, di una società che dovrà utilizzarlo a scopo di lucro, e dunque non può essere ammesso a finanziamento?

La risposta è stata quella di tagliare la testa al toro, con il ritorno di castello Camponeschi allo status giuridico di bene pubblico.

“Approvata la delibera – assicura il sindaco – potremo finalmente accedere ai fondi per la ricostruzione, ci sarà dunque bisogno di un progetto esecutivo e di un bando di gara, cosa non facile per una piccola amministrazione come la nostra che non è dotata di una centrale unica di committenza ec ha a disposizione pochissimo personale”.

Incrociando le dita, comunque, tra bando ed esecuzione dei lavori, l’opera potrà essere conclusa entro un anno e mezzo, ma nel frattempo il Comune potrà comunque utilizzare la parte del castello agibile per eventi e manifestazioni.

Ci sarà poi un’altra partita da giocare, quella del nuovo affidamento a soggetti pubblici o privati che abbiano un piano di utilizzo credibile e sopratutto di immediata realizzazione, tenuto conto gli oltre trent’anni persi. Ma per far rinascere castello Camponeschi serviranno anche parecchi soldi.

Già furono spese una ventina d’anni fa ingenti risorse per restaurare la bellissima chiesa romanica di San Pietro, le decine e decine di stanze, saloni, cantine dei palazzi gentilizi in stile quattrocentesco e le più modeste abitazioni rurali delle servitù.

I fondi però non sono bastati a completare l’opera e il cantiere da oltre trent’anni è rimasto a metà, con intonaci non completati, scale, pavimenti e tramezzi interrotti, impianti elettrici e di riscaldamento solo abbozzati.

I locali dove i lavori son stati pressoché completati, si stanno invece degradando con il passare degli anni.

“Nel piano regolatore – spiega il sindaco –  abbiamo confermato la destinazione d’uso turistica e ricettiva del castello. Certo, poi andranno trovati ingenti fondi per la piena fruibilità della struttura, che ha molti posti letto, una trentina circa. E andranno fatti gli impianti e i servizi e tutto il resto. Quello che ci fa ben sperare è che molti soggetti pubblici e privati già hanno espresso estremo interesse al nostro castello, sperando che dopo trent’anni sia la volta buona”.