L’AQUILA – Finisce a schiaffi virtuali, sulle bacheche di Facebook, un duello rusticano tra il consigliere comunale di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare, e il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente.

Lo strappo nasce nell’ambito del ‘caso Iurato’, il turbine di selvagge polemiche che si è creato quando la procura della Repubblica di Napoli ha fatto uscire intercettazioni telefoniche in cui l’ex prefetto ride parlando di false lacrime davanti alla casa dello studente nel giorno del suo insediamento nel 2010.

Tutto è cominciato quando Di Cesare ha riproposto una breve intervista del primo cittadino rilasciata ad AbruzzoWeb lo scorso 8 gennaio, quando fu diffusa la notizia della richiesta di interdizione ai pubblici uffici (poi concessa) per la Iurato, indagata nell’ambito dell’inchiesta su lavori da 37 milioni di euro per il Centro elettronico nazionale della Polizia di Stato di Napoli.

“‘Son convinto che chiarirà, l’ho conosciuta sul lavoro come una persona fin troppo attenta nei lavori che svolge, Lavorandoci insieme ho sempre visto in lei un’attenzione certosina sulle regole, penso che potrà chiarire la sua posizione’. Massimo Cialente, 8/01/2013 su indagini sul prefetto Iurato”: questo il post completo di Di Cesare, che riportava appunto la data.

Ma proprio il consigliere Apl che conosce il web meglio di tutti nell’assemblea civica, sa come vanno le cose su Internet: la gente spesso legge il titolo e non l’articolo, figurarsi la data!

E così il pezzo, pure likato da Di Cesare, ha cominciato a fare il giro delle bacheche e si è scatenata una mini bufera sul primo cittadino, con alcuni convinti che fossero virgolettati ‘freschi’, di commento alle intercettazioni, quando invece Cialente aveva rilasciato all’Ansa di Roma una dichiarazione ben più colpevolista.

Non appena se n’è accorto, avvisato da un amico virtuale, il sindaco ha perso la calma. “Purtroppo questi anni di cultura berlusconiana hanno sdoganato i peggiori metodi, sdoganato la vergogna e quella cosa che qualcuno chiama correttezza – ha scritto – Se ci rifletti è ormai tutto permesso. È una forma di fascismo strisciante, ove per fascismo si intende pari azione e mancanza di rispetto dell’altro”.

Il battibecco è andato anche oltre ma l’intervento più acre si è perso tra i rivoli delle bacheche.

Alla fine Di Cesare ha replicato così: “Ho messo la data della dichiarazione 8 gennaio 2013 proprio per non creare equivoci e senza nessun commento. È questione di avere memoria delle cose – ha scritto – Il sindaco non ha perso occasione per dare solidarietà agli indagati eccellenti che sono passati per l’aquila: da Bertolaso indago per le cricche (su carta intestata del comune…) alla Iurato”. (alb.or.)