L’AQUILA – “Ci sto malissimo. La verità è una: mi sto accorgendo, a mano a mano che escono retroscena della vicenda aquilana, che abbiamo avuto tanta gente a lavorare con noi ma nessuno è entrato fino in fondo in questo dramma”.

Non solo in quanto sindaco ma come uomo e cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente è attonito per le frasi shock del prefetto Giovanna Iurato.

Il primo cittadino ha abbandonato la linea ‘prudente’ che ha avuto con AbruzzoWeb quando una settimana fa ha commentato la richiesta d’interdizione dai pubblici uffici: “Son convinto che chiarirà, l’ho conosciuta sul lavoro come una persona fin troppo attenta nei lavori che svolge”, aveva detto allora.

Quello che emerge, dichiara Cialente, “è la solitudine di questa comunità”.

“La cosa di quell’intercettazione che più mi colpisce – prosegue Cialente – è l’interlocutore della Iurato (il prefetto Francesco Gratteri, ndr) che questo racconto lo vive come fosse una cosa esterna”.

Il sindaco del capoluogo ricorda bene la commozione di Giovanna Iurato, poi rivelatasi falsa secondo i pm napoletani, perché conobbe il prefetto proprio quel giorno del maggio 2010, quando il prefetto appena nominato, alla presenza del primo cittadino, posò una corona di fiori davanti alla Casa dello studente dell’Aquila in memoria degli otto ragazzi morti nel crollo dell’edificio la notte del sisma.

“La Iurato mi colpì – dichiara Cialente – e l’ho sempre vista molto partecipe. Ma la cosa che molto mi sorprende sono le sottolineature dell’interlocutore: questo fa capire come il dramma aquilano, che stiamo ancora vivendo al 100 per cento, da molti non sia stato compreso”.