L’AQUILA – “Dal 6 aprile 2009 nulla è stato fatto per le abitzioni di Edilizia residenziale pubblica, e così 4.000 famiglie e almeno 16.000 inquilini delle case popolari hanno dovuto abbandonare le proprie case e attualmente ancora si trovano in condizioni psicologiche e materiali disastrose e, dopo la prima fase di emergenza e di sopravvivenza, non più accettabili”.
A lanciare il grido d’allarme è Pio Rapagnà, coordinatore del movimento “Mia Casa”, che denuncia anche la mancata messa in sicurezza antisismica degli alloggi pubblici costruiti in zone ad alto rischio sismico. “Uno specifico studio sullo stato di sicurezza antisismica delle case popolari – si legge nel comunicato – elaborato nel 1999 e in possesso della stessa Protezione Civile nazionale, conteneva una dettagliata certificazione sugli edifici residenziali pubblici con i lavori da eseguire e le spese da affrontare per rendere “normale e sicuro” lo stato del patrimonio abitativo della Regione Abruzzo”.
Secondo Rapagnà, la Regione aveva il compito ed il dovere di mettere in atto, sin dal 1999, un intervento significativo per rafforzare tali edifici, “a cominciare con priorità assoluta dai 2.945 alloggi popolari presenti nel Comune dell’Aquila, 1.619 di Avezzano, 1.294 di Sulmona, 715 di Teramo, 875 di Chieti e 358 della Val Pescara, onde prevenire ed evitare ulteriori rischi e altre tragedie”.
“È molto importante – conclude Rapagnà nella nota – sapere al più presto dalle cinque ATER, dai Consorzi e Cooperative, dagli Enti pubblici, dalla Regione e dai Comuni, ma anche da Abruzzo Engineering e dalla Protezione Civile, quanti di questi edifici,realizzati in zone ad elevato rischio sisimico, siano stati effettivamente realizzati nel rispetto delle principali norme e criteri antisismici previsti dalle Leggi vigenti, allora ed oggi”.






