CASOLI – Case a un euro per il ripopolamento e la riqualificazione del centro storico. È l’iniziativa promossa dal Comune di Casoli (Chieti) che, con una cifra simbolica, punta a far risorgere il centro cittadino, seguendo l’impulso di tanti altri borghi e paesi della penisola.

“Vogliamo far rivivere le strade e i vicoli del centro, vogliamo sapere che al posto di essere lasciate allo stato di abbandono, queste case possano riempirsi di giovani, famiglie e commercianti. La condizione è una e semplice: i vecchi proprietari cedono le loro case e quelli nuovi ne assicurano la ristrutturazione”, spiega ad AbruzzoWeb il sindaco Massimo Tiberini.

Il Comune di Casoli conta 5.600 abitanti e il centro si raccoglie attorno al castello ducale e alla chiesa parrocchiale, nella cornice della Majella. L’iniziativa “Case a un euro”, approvata dal Comune di Casoli con una delibera del 19 aprile scorso, è nata con l’intento di valorizzare lo storico centro urbano.

“Nel centro storico – si legge nel documento – vi sono molte case di proprietà di privati, alcune delle quali in condizioni di assoluto degrado che, privi di risorse economiche o non interessati ad investire su questi beni, manifestano la volontà di disfarsene, anche a prezzo simbolico, soprattutto a causa del peso fiscale che oggi grava su queste proprietà. Tra le cause non è poi certamente da trascurare la grande flessione che ha subito il mercato immobiliare interno in questi anni di grave crisi economica che, di fatto, ha bloccato ogni tipo di transazione”.

In questo contesto, gli stessi proprietari di immobili assumono un ruolo fondamentale, in quanto sono proprio loro che si impegnano a cederli a prezzo simbolico al fine di contribuire al recupero della funzione abitativa del centro storico.

“Abbiamo stilato una scala di priorità da rispettare nell’assegnazione delle abitazioni – continua Tiberini -. La priorità assoluta è riservata alle giovani coppie o famiglie disagiate e poi, nell’ordine, le case potranno essere destinate ad ospitare strutture di tipo turistico-ricettivo (b&b o alberghi), locali per negozi o laboratori artigianali (tessitura, sartoria, produzioni agroalimentare etc.), sedi sociali per associazioni culturali, musicali, sportive, e altre organizzazioni non lucrative”.

A tutela dei fondamentali propositi dell’iniziativa, i beneficiari dovranno depositare al Comune il progetto per la ristrutturazione e restauro dell’immobile. I lavori dovranno iniziare dalla data dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire e dovranno essere ultimati entro 3 anni, salvo proroghe autorizzate dal Comune.

Dal sud al nord della Penisola, sono diversi i Comuni che hanno aderito al progetto “Case a un euro”.

Il progetto, che inizialmente non ha potuto contare su molta partecipazione, si sta oltremodo evolvendo anche grazie ai numerosi comuni che ne hanno preso parte. Una strategia attrattiva per chi cerca casa a basso costo, e semplice per ridare lustro ai borghi italiani. Una scossa per il mercato immobiliare che facilita l’accesso alle case di proprietà ai giovani. Ma anche un nuovo slancio per lo sviluppo turistico.

“Ad oggi – aggiunge il primo cittadino – abbiamo già ricevuto qualche offerta. Ad esempio una proprietaria, ormai da anni residente all’estero, cederebbe volentieri la sua casa del centro storico. Per i proprietari che non vivono più nel nostro paese, infatti, è anche un modo per potersi liberare delle complicazioni fiscali. Per la nostra comunità significa veder rivivere le strade del centro storico ma, molto semplicemente, per molte famiglie significa avere una casa”.