L’AQUILA – Nessuna reale possibilità di spostare sedi e corsi dell’Università dell’Aquila ad Antrodoco (Rieti), come pure paventato inizialmente, ma “una vera e propria speculazione sulle circostanze del momento”, con un terreno acquisto a 15 mila euro, il cui valore, secondo la perizia affidata dal tribunale di Rieti al consulente tecnico Alessandro Boncompagni oscillava “tra 57.748 e i 224.611 euro in caso di classificazione come zona residenziale di completamento espansione”, per il quale era peraltro pronto il via libero della Regione Lazio.

È uno dei passaggi chiave delle motivazioni della sentenza pubblicate nei giorni scorsi, con cui il Tribunale di Rieti ha condannato nel gennaio scorso per abuso d’ufficio aggravato a 4 mesi di reclusione ciascuno l’ex rettore, Ferdinando Di Orio, e l’ex sindaco del centro in provincia di Rieti, Maurizio Faina.

Il collegio giudicante, presieduto dal presidente, Carlo Sabatini, a latere Gianluca Morabito e Massimiliano Auriemma, ha accertato che l’ex rettore e l’ex sindaco si sono procurati “un ingiusto profitto nello svolgimento delle funzioni e del servizio”, attraverso la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio con destinazione verde pubblico al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione da 400 metri quadrati in seguito alla perdita della casa a causa del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009.

L’ex rettore aveva inizialmente chiesto ed ottenuto la concessione del terreno per la posa in opera di un semplice prefabbricato, giustificando la richiesta con la necessità di reperire un alloggio abitativo per sé e per la propria moglie alla luce del danneggiamento del proprio alloggio, ma in realtà come emerso nel processo la motivazione è risultata priva di fondamento in quanto Di Orio è risultato proprietario di svariati immobili ad Avezzano, Magliano dei Marsi e Roma.

Tra i provvedimenti del Comune, oltre all’autorizzazione a costruire, anche il cambio di destinazione d’uso in turistico-alberghiero.

Il giudizio, ricordano i giudici nelle motivazioni della sentenza, “come ha riferito il docente dell’università dell’Aquila, il professor Sergio Tiberti, nasce dalla segnalazione in seno al Consiglio d’amministrazione universitario di operazioni ‘sospette’ poste in essere dal rettore Di Orio e pubblicizzate dai giornali”.

Per questo “la pubblica accusa ha contestato un illecito scambio di favori tra Di Orio quale rettore dell’Università e Faina quale sindaco di Antrodoco, che avrebbe consentito al primo l’acquisto di un terreno a condizioni di vantaggio e al secondo il trasferimento dall’Aquila al centro del reatino di corsi e istituzioni universitarie nel proprio territorio”, peraltro mai avvenuti.

Anzi, quest’ultima ipotesi si è rivelata successivamente impraticabile, visto che le strutture individuate per il trasferimento della Fondazione dell’Ateneo e di altre attività accademiche “si rivelavano del tutto inidonee allo scopo”.

L’edificio Villa Mentuccia, di proprietà non del Comune ma della Comunità montana, motivo per il quale fu stipulato un apposito accordo di programma, infatti, “risultava in condizioni che lo stesso Serani (tecnico comunale, ndr) ha definito disastrate”.

Sotto questo profilo, nel corso del dibattimento ha anche deposto una dipendente dell’Università, trasferita suo malgrado ad Antrodoco, la quale ha definito la suddetta struttura come “spettrale”, con locali totalmente ricoperti da mosche, senza luce né acqua.

L'”ingiusto profitto”, si legge sfogliando sempre le motivazioni della sentenza, l’ex rettore se lo sarebbe procurato anche grazie al fatto che nell’iter autorizzativo si passò “dalla indicazione di dovere provvedere alla ‘posa in opera di un prefabbricato abitativo’ all’autorizzazione alla realizzazione alternativa di un immobile abitativo modulare ‘o nelle forme tradizionali’, dunque”, scrivono i giudici, “introducendosi surretiziamente una dizione che avrebbe consentito di realizzare un’abitazione tradizionale, dunque contraddicendosi la ratio del doversi fronteggiare le necessità abitative urgenti derivanti dal sisma”.

Una circostanza considerata dai giudici ancora più odiosa se si inquadra nel drammatico periodo post-terremoto per migliaia di aquilani. Nelle conclusioni, i giudici evidenziano come “appare portata a termine una vera e propria speculazione sulle circostanze del momento, perché adducendo esigenze abitative immediate si otteneva a prezzi inferiori a quelli di mercato un immobile di ben più durata destinazione”.

Gli imputati sono stati invece assolti per altri due capi di imputazione: quello relativo al contestato accordo di programma con cui era stato concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi, e quello relativo alla convenzione tra l’Ateneo e la società che gestiva una struttura termale, Antrodoco Terme Srl, con la prospettazione, ritenuta falsa dall’accusa, della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale.

Contrariamente a quanto sostenuto dall’ex rettore, è emerso in maniera chiara nel corso del dibattimento come la Antrodoco Terme Srl non avesse mai ottenuto accreditamento con il sistema sanitario nazionale.

Di Orio e Faina dovranno pagare anche le spese processuali e risarcire la parte civile, il Comitato professori associati per Univaq, rappresentata e difesa dall’avvocato Felice Cantaro, con un importo che verrà stabilito in un separato giudizio civile.

Il Tribunale di Rieti, contrariamente a quanto avvenuto innanzi al Tribunale dell’Aquila nel processo sui maxi affitti stipulati dall’Ateneo per l’ex Optimes, nel quale ci sono state assoluzioni, tra cui quella di Di Orio, ha ammesso la costituzione di parte civile dell’associazione di professori universitari.

È apparso singolare, creando polemiche nel mondo accademico aquilano, come in nessuno dei due procedimenti penali, l’Ateneo aquilano, rappresentato dal rettore, Paola Inverardi, successore di Di Orio, non si sia costituita parte civile, nei confronti del suo predecessore.

Gli imputati erano rappresentati e difesi dagli avvocati Antonio Valentini e Giovanni Marcangeli per Di Orio ed Antonio Perelli per Faina.

I tre legali hanno annunciato appello.

Di Orio ha già riportato una condanna a 3 anni di reclusione dal Tribunale di Roma per il reato di induzione indebita ovvero per aver estorto ingenti somme di denaro al suo ex collega professor Tiberti, con il quale in passato aveva avuto buoni rapporti.

A seguito di questo epilogo giudiziario ed in applicazione della legge Severino, l’Università dell’Aquila ha provveduto a sospendere Di Orio dall’insegnamento e dallo stipendio. (red.)