L’AQUILA, 28 MAGGIO – Il Giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, ha rinviato a sabato 12 giugno prossimo l’udienza preliminare per i crolli nella casa dello studente, vicenda per la quale sono indagate 11 persone con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Il rinvio dell’udienza preliminare è stato deciso dal Gup per avere la possibilità di verificare la legittimazione delle costituzioni delle parti civili, che complessivamente sono 54. L’istanza è stata posta dai difensori degli indagati, per i quali deve essere approfondito il discorso sul diritto a costituirsi parte civile da parte di soggetti o enti che non siano direttamente collegati ai parenti più stretti delle vittime.
L’udienza preliminare, quindi, non è stata rinviata come nel caso di quella sul crollo del Convitto nazionale, lo scorso 17 maggio aggiornata al 7 giugno, a causa di vizi di forma nelle notifiche agli indagati. Uno dei legali degli indagati, Fabio Alessandroni, ha sottolineato “che tra le 54 costituzioni di parte civile molte sono enti ed istituzioni e sulla legittimazione avremo molto da ridire”.
In apertura il Pubblico ministero, Fabio Picuti, ha posto la problematica della posizione delle quattro persone scomparse coinvolte nell’inchiesta: la proposta è stata di stralciare le quattro posizioni in attesa della dichiarazione di non luogo a procedere. Per le quattro persone scomparse, tecnici, costruttori e proprietario della Casa dello studente, costruita nel 1965, i parenti compariranno in una eventuale causa civile finalizzata al risarcimento danni.
Tra gli enti che si sono costituiti parte civile è emersa la presenza dell’università L’Aquila, rappresentata dal pro rettore Roberto Volpe, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni, e dell’associazione Cittadinanzattiva. Tra gli 11 indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, in aula è presente Luca D’Innocenzo, all’epoca dei fatti presidente dell’Azienda per il diritto allo studio universitario dell’Aquila (Adsu).
Tra le disposizioni c’è anche l’integrazione del capo d’imputazione per tre degli indagati, per cui si renderà la notifica del verbale di oggi agli indagati assenti o contumaci. Pietro Sebastiani dovrà specificare meglio la sua condotta in relazione al fatto di non aver disposto o chiesto di disporre lo sgombero della Casa dello studente. Luca Valente e Luca D’Innocenzo, invece, dovranno rendere conto sul non aver dato seguito a uno studio di Abruzzo Engeneering sulle criticità della struttura.
I FAMILIARI DELLE VITTIME: ”NO ALLA RIMESSIONE”
“È un momento duro, faticoso, però finalmente è arrivato. Sappiamo che ci aspetterà un percorso complicato, ma siamo contenti che oggi sia cominciata questa strada, per quanto penosa possa essere”. Lo ha detto la presidente del Comitato delle vittime, Antonietta Centofanti, all’uscita dall’aula.
“Ovviamente – ha aggiunto la Centofanti, che nel terremoto ha perso il nipote Davide – sull’istanza di rimessione non siamo d’accordo, riteniamo che il processo si debba tenere all’Aquila, perché è qui che si è consumata questa tragedia, è qui che la Procura ha lavorato in maniera molto spedita con grande competenza, nonostante l’assoluta criticità del contesto nella quale operava. Credo sia importante per la città che il processo non venga spostato sia per una questione morale, perché richiama la città ad assumersi moralmente questo tipo di attenzione, ma anche perché L’Aquila riparte anche dai suoi tribunali che funzionano”.
Una tesi rinforzata da Anna Maria Cialente, mamma di un’altra vittima, Francesco Maria Esposito. “Vogliamo che il processo si faccia all’Aquila – ha detto – perché è giusto che sia così. Ma anche se si dovesse fare fuori non abbiamo nessun problema: chi ha la coscienza a posto può andare anche in capo al mondo. Noi non abbiamo nessun problema, e quindi seguiremo anche fuori questo processo”.
“Come avevamo previsto – ha aggiunto il padre di Luca Lunari – si cerca in ogni modo di ritardare la procedura. Abbiamo buone speranze, perché il Pubblico ministero sembra abbastanza tenace. Per quanto riguarda lo spostamento aspettiamo la risposta della Cassazione. Le motivazioni addotte da coloro che vogliono spostare il processo ci sembra non abbiano alcun fondamento. Siccome per noi la legge è uguale in tutta Italia, dovunque andremo speriamo nella giustizia”.
“Sappiamo che sarà una battaglia molto ardua. Abbiamo fiducia in chi ci rappresenta e il giudice che dovrà poi emettere la sentenza, però sappiamo anche di andare incontro di insabbiare le indagini”. Ha aggiunto Liliana Centofanti, sorella di Davide. “Temiamo – ha detto – che tutte le lotte che abbiamo fatto in un anno intero vengano vanificate da una giustizia che non sia in grado di fare il suo corso. Ovviamente chi teme la sentenza ha paura, continua ad avere paura, però è su questo che dobbiamo muoverci: devono avere paura.
“C’è tanta stanchezza – ha ammesso la Centofanti – ma c’è ancora più voglia di continuare. Ci aspettiamo giustizia e deve essere fatta giustizia, perché sono morte otto persone, non otto cani, né otto numeri. Otto persone che nessuno sarà più in grado di ridarci, e che sicuramente potevano non morire se fossero state fatte tutte le cose che dovevano essere fatte, se fosse stata predisposta l’evacuazione, tutto quello che si è detto per un anno, che non è stato fatto e che ha causato la loro morte”.
UN’UDIENZA MOLTO ATTESA
L’AQUILA, 27 MAGGIO – È in programma domani l’udienza preliminare per il filone d’inchiesta sul crollo della casa dello studente, dove sono morti otto giovani, uno dei simboli del sisma del 6 aprile 2009, la seconda della maxi inchiesta sul terremoto. Il Gup del tribunale dell’Aquila dovrà decidere se andranno al processo le undici persone iscritte dalla procura della Repubblica nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, per i quali la stessa procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
Si tratta di una udienza molto attesa perché sullo svolgimento pesa l’istanza di rimessione del processo con il trasferimento al tribunale di Campobasso presentata al Gup e indirizzata alla suprema Corte di Cassazione da parte di due degli undici indagati perché all’Aquila non ci sarebbero le condizioni per un rito sereno e giusto, principalmente per le affermazioni del procuratore capo, Alfredo Rossini, e per quelle dei comitati. Infatti, il Gup potrebbe decidere di sospendere in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione oppure continuare.
Se dovesse prevalere questa ultima ipotesi, si annuncia una udienza interlocutoria, come prevede l’avvocato Massimo Carosi, difensore di Claudio Botta, progettista e direttore dei lavori della struttura costruita nel 1965, uno dei due che ha firmato la richiesta di remissione. Il legale rende noto in anticipo una istanza delle difese, cioè la verifica della legittimazione a giudizio di soggetti diversi dai parenti più stretti “che sono preventivamente individuate come persone danneggiate o offese dal reato”.
“Ci aspettiamo ovviamente – spiega – una certa quantità di costituzioni di parte civile oltre quelle ordinarie, cioè i parenti più diretti delle vittime. Ci sarà quasi certamente una serie di enti, comitati e associazioni, la cui legittimazione a giudizio e quindi a stare nel processo ci riserviamo di sollevare”. L’avvocato Carosi sottolinea “che per esaminare la questione chiederemo un congruo lasso di tempo”.
UNA SESSANTINA LE NOTIFICHE
Sono una sessantina le notifiche nell’ambito dell’udienza preliminare per il crollo della casa dello studente nella quale compaiono undici indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Secondo l’avvocato Massimo Carosi, legale di Paolo Botta, progettista e direttore dei lavori della struttura costruita nel 1965, “da un sopralluogo effettuato stamani in cancelleria, sembra siano state effettuate tutte regolarmente”.
Per Carosi, che difende uno dei due indagati che ha presentato l’istanza di rimessione del processo con il trasferimento al tribunale di Campobasso perché all’Aquila non ci sarebbe un clima sereno per il giudizio, “è prematuro ogni giudizio sulla richiesta inviata al Gup e indirizzata alla Corte di Cassazione. Siamo in attesa di ricevere le cartoline delle ricevute di ritorno delle notifiche ai 69 soggetti ai quali abbiamo dovuto notificare l’istanza di rimessione. La decisione non compete al Gup ma alla corte di Cassazione, il Gup deve decidere se sospendere o andare avanti”.



