L’AQUILA – “La Regione Abruzzo si smarca, non ammette le proprie responsabilità, non propone alcun tavolo di accordo o di trattative con i parenti delle vittime e adduce la responsabilità unica ed esclusiva dei crolli al terremoto che definisce devastante e con potenza distruttiva”.

Questa la reazione veemente dell’avvocato teramano Wania Della Vigna dopo che, nei giorni scorsi, davanti al giudice del tribunale dell’Aquila Carmela Magarò, è slittata l’udienza della causa civile sul crollo della Casa dello studente la notte del 6 aprile 2009, da lei promossa in rappresentanza di alcune parti civili contro la Regione e l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila.

Uno slittamento al prossimo 27 giugno, avvenuto per via dell’inattesa chiamata in causa di altri soggetti, contestatissima dalle parti.

La Della Vigna ricorda che “solo per la Regione il terremoto è stato devastante; ma gli studi scientifici dei maggiori sismologi italiani e internazionali (in primis il professor Decanini dell’Università La Sapienza di Roma) hanno rilevato come il terremoto del 6 aprile 2009 non fu un evento eccezionale, né in termini assoluti, poiché nel mondo, di intensità pari o superiore, se ne verificano mediamente 120 l’anno, né in relazione alla storia sismica dell’Aquila”.

La Regione ha chiamato in causa l’Angelini Immobiliare per “aver fatto progettare l’immobile e averlo costruito non attenendosi alla vigente normativa”; ha coinvolto lo Stato, attraverso il Miur e l’Università dell’Aquila, “per averlo acquistato senza accorgersi dei gravi deficit strutturali da cui era affetto” oltre che l’Adsu per il “ruolo di custode esclusivo dell’immobile”, e gli imputati (Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, Pietro Sebastiani) già condannati in primo grado e in Corte di Appello.

“A sua volta anche l’Adsu si smarca – prosegue la legale – e segue la stessa linea difensiva dell’ente riconoscendo, però, la responsabilità della Regione stessa in qualità di proprietaria dell’edificio”.

Secondo le parti civili “la Regione è responsabile, innanzitutto, per aver destinato un immobile con gravi criticità strutturali (come risultava dai rilievi di Abruzzo Engineering e dal Rapporto Barberi custodito nei cassetti della Regione) a Casa dello studente, per aver omesso di eseguire opere di manutenzione, ristrutturazione e adeguamento strutturale dell’edificio; è responsabile per aver consentito l’esecuzione di opere che hanno ulteriormente aggravato la stabilità e reso più fragile l’edificio; è responsabile per aver evitato di eseguire controllo e vigilanza sull’edificio di cui aveva la custodia e, comunque, in quanto ente proprietario è responsabile per il crollo”.

Complessivamente nel processo civile sono stati richiesti 6 milioni per i familiari del ragazzo deceduto Hussein Hamade detto “Michelon” e per altri cinque studenti, miracolosamente sopravvissuti la notte del sisma.

Seguiranno, nel prossimo mese, altre citazioni per il risarcimento danni anche a favore degli altri undici ragazzi, suoi assistiti, sopravvissuti al crollo.

Ma ciò che è più grave è che aleggia sul processo penale lo spettro della prescrizione.

A tal fine, l’avvocato Della Vigna ha intenzione di proporre, nei prossimi giorni, un’istanza di fissazione dell’udienza in Corte di Cassazione presso il primo presidente Giovanni Canzio, all’epoca dei fatti presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, poi presidente della Corte d’Appello di Milano e da poco ai vertici della Suprema Corte.

La prescrizione, infatti, ci sarà a ottobre 2016.

FAMILIARI VITTIME: “RIPARTE INDECOROSO SCARICABARILE”

Per i familiari delle vittime della Casa dello studente un nuovo duro colpo, a sette anni da quella tragedia.

“Si torna a parlare del crollo della Casa dello Studente e dei relativi processi – scrive Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato familiari – e, come da copione, riparte anche l’indecoroso scaricabarile rispetto a quella strage”.

Per la Centofanti “è solo l’inizio di un gioco sporco nel quale ciascuna delle parti, a vario titolo coinvolte, cerca di scrollarsi di dosso la responsabilità di quanto è accaduto. Questo scenario si fa ancora più vergognoso se prendiamo in esame il rischio di prescrizione per il processo penale, prevista per il prossimo 6 ottobre 2016”.

Una deadline evidenziata anche dall’avvocato generale della procura generale della Repubblica Romolo Como, che ha sostenuto l’accusa nell’ambito del processo penale d’Appello alla Grandi rischi, concluso con 6 assoluzioni e una condanna poi confermate anche dalla Cassazione, nella sua relazione come procuratore generale facente funzioni alla recente inaugurazione dell’anno giudiziario.

“I tempi lunghi di un iter processuale, le sentenze ribaltate (vedi commissione Grandi rischi), il rischio di prescrizione, sempre in agguato, non rispondono certo al bisogno di giustizia dei familiari delle vittime di stragi e tragedie di ogni genere – prosegue – la portavoce – Il tributo umano che essi hanno dovuto pagare, serva per lo meno a cambiare la giustizia di questo Paese e ad abolire la prescrizione per i reati contro la vita: come lo è stato quello che ha consentito che otto ragazzi, intessuti di sogni, venissero sepolti sotto il crollo di un edificio impropriamente denominato ‘Casa’ dello Studente e mai messo in sicurezza”.

“Se lo si fosse considerato per ciò che era diventato, uno studentato, ossia un luogo che ospitava ragazze e ragazzi, il loro futuro, la loro formazione, i loro primi amori, si sarebbero dovute porre in essere tutte le operazioni necessarie in termini di adeguamento e stabilità – scrive ancora – Ciò non è stato e le responsabilità, morali e penali, sono di molti: singoli individui e istituzioni. Tutti noi, che da quel 6 aprile viviamo un’altra vita, segnata per sempre dall’assenza dei nostri ragazzi, ci auguriamo di trovare, in fondo al nostro percorso, la giustizia e non la legge”.