L’AQUILA – “Le sentenze vanno rispettate, ma un fondo di amarezza rimane anche perché le persone che avevano responsabilità ben precise non hanno fatto nulla nei giorni precedenti al sisma”.

Sono le parole di Antonietta Centofanti, del comitato “vittime della Casa dello Studente” all’indomani della pubblicazione delle motivazioni del giudice Giuseppe Grieco alla sentenza di condanna per i 4 tecnici emessa lo scorso 16 febbraio.

Per la Centofanti, zia di Davide, uno dei ragazzi morti nel crollo dell’edificio la notte del terremoto, le motivazioni “sono una conseguenza logica di tutto l’andamento del processo. Nulla di nuovo, se non il fatto che si sottolinea che le carenze che ci sono state sulla costruizione e ristrutturazione dell’edificio hanno causato del crollo”.

L’amaro in bocca rimane, per lei, al pensiero di quelle giovani vite spezzate nel fiore degli anni, ma anche perché chi era al vertice doveva fare qualcosa in più.

Come presidente e direttore dell’Adsu, rispettivamente Luca D’Innocenzo e Luca Valente, assolti nel processo.

“Queste figure avevano delle responsabilità – spiega – non è possibile che nessuno abbia fatto nulla nei giorni precedenti al sisma, che non è arrivato all’improvviso ma dava segnali da mesi. Qualcuno doveva porsi problema di cosa sarebbe accaduto, anche alla luce del dossier di Abruzzo Engineering che rilevava delle cricità nella struttura. Queste persone hanno una responsabilità quantomeno morale sull’accaduto”. (e.m.)