l’AQUILA – La bandiera italiana issata sul balcone della casa squillo in via Colagrande, nei pressi della villa comunale dell’Aquila, era  il singolare segnale per indicare ai clienti che il luogo era quello e che le prostitute erano pronte per le prestazioni.

Il tribunale ha di recente inflitto tre anni di reclusione ad Albagracia Paolino e quattro a Deda Florence, i presunti gestori della casa chiusa, e ha assolto la titolare dell’alloggio Rossana Germani, assistita dall’avvocato Monica Badia, cui era stato imputato solo il concorso pur non avendo nulla a che fare con l’attività illecita in questione. Si andrà comunque in Appello.

Il caso venne alla luce, destando notevole clamore in città, in quanto accadeva sovente che i clienti della lucciole, raccattati in buon numero tramite inserzioni, suonavano al campanello sbagliato mandando su tutte le furie i condòmini, i quali lamentavano la loro esasperazione  anche per il viavai di clienti e donne straniere in abiti succinti, che non lasciavano spazio a equivoci.

È anche accaduto che qualcuno venisse svegliato in piena notte quando l’attività era ancora più frequente.

A quel punto i residenti resero pubblica una lettera di protesta e la polizia giudiziaria avviò le indagini poi passate alla Mobile. Sorprende che non sia stata mai contestata l’accusa di vilipendio alla bandiera visto che il vessillo di fatto è stato accostato al meretricio.