L’AQUILA – Lavora a pieno regime, ed è purtroppo da sottolineare, casa Filoxenia, nata nel 2015 a Civitaretenga (L’Aquila), voluta dalla diocesi dell’Aquila insieme alla Caritas per accogliere e restituire dignità a una figura particolare e nuova anche sotto l’aspetto normativo: il papà separato, costretto in molti casi anche all’indigenza da sentenze di tribunale.

La struttura è gestita da don Massimiliano De Simone, il parroco, nonché direttore della Caritas della diocesi dell’Aquila.

“Finisce l’amore e cominciano i guai – commenta ad AbruzzoWeb don Massimiliano – cominciano tanti problemi, soprattutto per i figli trattati alla stregua di pacchi, ma anche per il genitore maschio”.

Costretti ad abbandonare le case coniugali, i papà separati si ritrovano in molti casi per strada da un giorno all’altro, tanto che in tutta Italia sono nate associazioni a tutela di questo ”nuovo povero”.

E si comincia pure a sentire una richiesta normativa a gran voce, come per la regolamentazione dell’assegno di mantenimento per i minori, che capita venga utilizzato per scopi diversi dal benessere dei figli. 

“Qui cerchiamo di ridare dignità ai papà – spiega De Simone -. Nei mesi scorsi ne abbiamo ospitati molti, adesso fortunatamente sono rimasti in due. Sono italiani a cui stiamo cercando di dare un aiuto concreto”. 

Con il Comune di Navelli (L’Aquila), ad alcuni di loro in questi mesi è stata data anche un’occasione lavorativa, anche perché, secondo l’esperienza di don De Simone,” sembra che sia proprio la perdita del lavoro una delle motivazioni che porta alla separazione”- 

“Da prete e quindi estraneo a queste tematiche ho visto delle brutture incredibili – commenta ancora -, Ci troviamo di fronte a una grossa problematica, la separazione come momento di alienazione che molto spesso attribuisce alla donna una serie di diritti tra cui la casa coniugale e l’assegno. Tutto a carico dell’ex compagno o marito”.

Sempre da uomo di chiesa, don Massimilano ci tiene a fare un appunto: “Non è giusto che sia l’uomo a dover lasciare la casa, dovrebbe prevalere il buonsenso che secondo me manca proprio a livello normativo”.

“Io ho fiducia nella magistratura italiana – prosegue – ma se non cambiano le leggi, i magistrati sono costretti ad applicare delle norme che secondo me fanno acqua da tutte le parti. Sentenze assurde che seguono a loro volta una legge assurda. La legge deve tutelare tutti e non discriminare l’uomo, che è diventato l’anello debole della catena”.

“L’essere umano è per natura perbenista – aggiunge – poi quando si parla di situazioni come queste, ovvero di padri messi letteralmente per strada, nessuno fa o dice niente”

Don Massimilano racconta poi alcuni casi limite che davvero sviliscono anche la figura femminile.

“Ci siamo trovati davanti a situazioni veramente borderline: donne che hanno portato all’esasperazione l’uomo per farsi dare uno schiaffo e attribuirgli tutte le colpe con delle vere e proprie strategie”.

“Sono un uomo di chiesa – dice ancora – e mi rendo conto che la mamma è la mamma ed è indispensabile per la crescita della prole, ma ci vuole equità. Qui abbiamo degli ospiti a cui è stato tolto il diritto di visita perché non avevano un lavoro e quindi i soldi per il mantenimento. Alcuni si sono trovati costretti ad andare a sbirciare i figli di nascosto dai giardini delle scuole o appostati sotto casa, come dei criminali!”

Casa Filoxenia, quindi, non è solo una struttura ospitante, ma soprattutto la strada per una seconda possibilità: dal lavoro, alla dignità personale, passando dal diritto di fare il genitore. 

“Qui esercitano anche il loro diritto di vedere i figli. Abbiamo una camera riservata per chi ha la visita settimanale con un bagno interno, in modo che il genitore possa tenere il bambino qui, incontrarlo e passarci del tempo insieme. Ho visto bambini contenti e pieni di gioia di stare con il proprio padre, un momento commovente, che ti fa capire anche quanto a volte la vita sia ingiusta”.

“Andiamo avanti e grazie a Dio non ci sono numeri così preoccupanti almeno nell’aquilano. Non sono molti anche perché i padri vivono una forma di vergogna, ritendendo questa situazione un fallimento. Preferiscono dormire in macchina che chiedere aiuto. Adesso che sanno della nostra esistenza, che assicura non solo aiuto ma soprattutto anonimato e grazie allo spazio avuto dai media, i contatti sono più frequenti”.

Però, fa notare don Massimiliano, “non si tratta di un ‘refugium peccatorum’, I casi vengono analizzati e vagliati anche in base alle carte della separazione. Una volta accertato, per esempio, che la causa della separazione è da imputare a un comportamento violento dell’uomo, ovviamente non lo accogliamo”.

“Perché se hanno problemi di alcolismo o altre patologie, hanno bisogno di altre strutture, non avendo noi gli strumenti adatti per aiutarli. Non li discriminiamo, anzi, capiamo e preghiamo per la loro disperazione e il loro disagio, ma qui purtroppo non siamo attrezzati”, conclude.