All’Aquila mancano le condizioni per un giudizio sereno sul crollo della Casa dello studente, avvenuto durante il terremoto del 6 aprile 2009. Con questa motivazione due degli undici indagati per il crollo hanno presentato, attraverso i propri legali, alla cancelleria del Gup del tribunale del capoluogo istanze per la remissione del processo ad altro giudice con il trasferimento del procedimento a Campobasso.
Nel ricorso di Pietro Sebastiani, difeso dagli avvocati Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, e in quello di Claudio Botta, difeso dall’avvocato Massimo Carosi, vengono usato toni duri contro il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini. Secondo i due indagati nell’ambito di uno dei filoni più significativi della maxi inchiesta sul terremoto, le frasi pronunciate nel corso dei mesi da Rossini e le manifestazioni dei comitati dei familiari delle vittime “possono condizionare l’operato dei giudici”.
Gli atti saranno inviati alla Corte di Cassazione, che deciderà nel merito. Nel frattempo, i legali hanno chiesto la sospensione del procedimento: il riferimento è all’udienza di rinvio a giudizio fissata per il 28 maggio, quando il Gup dovrà decidere se per gli indagati ci sarà il processo con le ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Nella casa dello studente sono morti otto giovani.
Il ricorso è il secondo della serie: nei giorni scorsi, sempre per gli stessi motivi, lo ha infatti presentato il rettore del convitto nazionale, Livio Bearzi, uno dei due indagati per il crollo della struttura studentesca, attraverso il suo legale Paolo Guidobaldi. Il 6 aprile 2009 nel convitto sono morti tre studenti, tutti minorenni.






