L’AQUILA – “Se qualcuno oggi mi chiede perché è crollata la casa dello studente, grazie alla Mulas ora so perché – ha esordito il pm Fabio Picuti nel corso del processo sul crollo della casa dello studente in cui morirono otto giovani – Questo processo ha dato una risposta di tipo intellettuale, e su questo ‘perché’ non ci sono misteri”.

Picuti ha fatto riferimento al capo di imputazione che, ha detto, “contiene tutte le motivazioni. Non manca nemmeno una virgola nelle prove emerse nel corso del dibattimento”.

“A essere crollata è stata una porzione dell’ala Nord attaccata al vano scale dove si trovavano le stanze di questi sfortunati studenti che sono morti – ha ricordato il pm – Il perché è nella perizia, in due ragioni: la scossa di terremoto e, causa principale, l’insufficiente resistenza dei pilastri alle forze orizzontali. Erano stati progettati in modo carente”.

“Eliminando mentalmente l’insufficienza dei pilastri, la scossa non avrebbe causato il crollo”, ha poi ribadito.

Tra le altre motivazioni, “anche la presenza di una ‘parete Rei’ che non era prevista nel progetto originario e che ha influenzato il crollo rendendo le conseguenze più gravi. Senza quella parete – ha ricordato il procuratore sulla scorta della perizia – una trave non si sarebbe rotta, la professoressa è sicura. Il crollo sarebbe stato meno grave, esteso e drammatico”.