L’AQUILA – “Farò il fuori sede part-time, l’inverno me ne torno a casa dei miei, sperando che si potrà seguire le lezioni a distanza, perché i soldi per le bollette non ce li ho”.
Confessioni di uno studente aquilano, che gradisce l’anonimato. Uno dei 10mila fuori sede, che frequenta l’ateneo del capoluogo, su 16mila iscritti. Uno degli studenti provenienti di famiglie che hanno sempre più difficoltà ad arrivare a fine mese, a causa dell’inflazione, dell’aumento che rischia di diventare in autunno la mazzata finale, dei costi di gas, luce e carburante. E non è certo un caso isolato. Non saranno pochi coloro che prenderanno analoga decisione, anche nelle università D’Annunzio di Chieti e Pescara, all’incirca 23mila iscritti di cui la metà fuori sede, e all’università di Teramo, 5mila iscritti e oltre 2.000 fuori sede.
Menomale che, come già illustrato da Abruzzoweb, gli affitti nelle città abruzzesi sono più bassi che altrove, ma questo potrebbe non bastare, e a confermare che la situazione è grave sono il coordinatore Unione degli universitari (Udu) dell’Aquila, Matteo Paoletti, 25enne studente di Medicina di Cassino, dunque fuori sede anche lui. La 27enne Carmela Santulli, presidente dell’associazione 360 gradi, studentessa di Scienze filosofiche a Chieti Pescara, di Loreto Aprutino. E Iacopo Medda, coordinatore Udu a Teramo, vastese 25enne studente Giurisprudenza.
“Ci troviamo davanti ad una emergenza che viene gravemente sottovalutata. A rischio al di là delle tante belle parole – esordisce Paoletti -, specie ora in campagna elettorale, è che a tanti studenti a basso reddito sarà negato il diritto allo studio. Già durante il lockdown, vi sono stati studenti che hanno dovuto fare ricorso ai pacchi alimentari della Caritas, ora con la crisi che continua a mordere non avranno modo di pagare le bollette. Rischiamo pure che L’Aquila si spopoli nei mesi invernali da parte dei fuorisede. Scaldarsi, come il poter frequentare l’Università, diventerà insomma un lusso”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Carmela Santulli: “la situazione è molto complessa, gli studenti stanno attraversando una situazione difficile, da quando la crisi si è avvitata e ha colpito le loro famiglie. Mai come ora servirebbe tempestività nell’erogazione delle borse di studio, ma ci 600 idonei su 2.000 che ancora non ricevono il sostegno, che va da 2.500 a 3700 euro, e che sarebbe prezioso, come non mai, per far fronte al caro vita. Se questi soldi arrivano con un anno di ritardo, c’è chi è costretto a gettare la spugna, perché non ha altre risorse da anticipare”.
Spiega poi Jacopo Medda: “anche a Teramo il diritto allo studio rischia di essere negato, ci sono studenti che hanno già abbandonato, hanno già gettato la spugna. Molti sono già costretti a fare vari lavoretti, ed anche da questo punto di vista le incognite sono molte, con la crisi generalizzata di bar, ristoranti e nei servizi”.
Anche Medda denuncia i ritardi per l’erogazione delle borse di studio, “sono 644 studenti idonei l’anno scorso e a 240 di questi la borsa di studio è arrivata solo maggio, per il tardivo stanziamento dei fondi. Se questi ritardi si dovessero ripetere, quest’anno le conseguenze saranno ancora più gravi. A Teramo scontiamo anche l’assenza della casa dello studente, solo ora in via di costruzione, ed anche pessimo servizio di trasporti”.






