CHIETI – Accordo raggiunto sulla vertenza esuberi alla Carichieti. I sindacati portano a casa un risultato importante se si pensa che il punto di partenza era stato quello di 135 esuberi su quasi 600 lavoratori.
Ad andare via saranno, invece, solo 51 dipendenti. E quel che è più importante è che il posto di lavoro verrà lasciato solo su base volontaria.
Firmato all’una e mezza della notte tra giovedì e venerdì, dopo tre giorni di riunioni, l’intesa prevede che i 51 dipendenti lasceranno il posto di lavoro in due tranche: la prima entro marzo, la seconda tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.
11 lavoratori andranno pensione, 38 chiederanno l’accesso al fondo di solidarietà di settore e due lavoratori sono infine disposti ad autolicenziarsi con congrui incentivi economici.
A far abbassare il costo del personale ci sono anche un pacchetto di dipendenti che sono disposti ad accedere al part time e a prendersi un anno sabbatico.
Scongiurati, dunque, sia i licenziamenti che i tagli alle retribuzioni, che, comunque, si abbasseranno a causa dell’applicazione delle giornate di solidarietà, meccanismo, quest’ultimo, che è stato terreno di scontro fino alla fine. All’ultimo, però, i sindacati l’hanno avuta vinta e hanno ottenuto che le giornate di solidarietà vengano distribuite con un criterio di proporzionalità e che comunque impatteranno mediamente per una giornata al mese su ciascun lavoratore per il triennio dell’accordo.
L’intesa sancisce anche che le previsioni del Contratto integrativo aziendale in materia di fondo pensione e polizza sanitaria siano prorogate sino al 2018 e che venga conservato il ticket pasto.
“Si è faticosamente raggiunto un accordo che permette la continuità dell’attività della Banca, in un contesto nuovo, dopo momenti anche difficili del confronto – ha detto il segretario regionale della First Cisl Claudio Bellini – E’ un accordo che mette al centro la solidarietà tra le generazioni permettendo a chi può, di andare in quiescenza, ed assicurando un futuro ai giovani che restano. Bisogna guardare avanti , ma non dimenticando ciò che è accaduto nel passato, nella speranza che chi ha sbagliato venga chiamato a rispondere del proprio operato, perché mettere a rischio i posti di lavoro di circa seicento lavoratori è gravissimo”.





