ROMA – In poco più di una giornata, nelle ultime ore, sono avvenuti tre suicidi in cella. Sale a 24 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno, in media uno ogni tre giorni.
E scoppia il caso sulla vicenda del trapper 27enne Jordan Jeffrey Baby, suicida nel carcere di Pavia, che aveva già tentato due volte di uccidersi in diciassette mesi di detenzione, durante i quali aveva confidato al suo avvocato di aver subito maltrattamenti e abusi da altri detenuti (ma quel procedimento, opportunamente denunciato, sarebbe stato archiviato).
Sulla vicenda il Garante nazionale dei detenuti sta assumendo in queste ore informazioni dettagliate, puntando a verificare tutte le circostanze emerse. Come accade in questi casi, la procura ha intanto aperto un fascicolo sulla morte di Jordan Tinti (questo il suo vero nome) e non è ancora escluso che possa essere effettuata l’autopsia.
Il giovane era ristretto nel padiglione dei cosiddetti ‘detenuti protetti’ (quelli che hanno compiuto particolari reati), un settore molto affollato, considerando che quello di Pavia è l’istituto col più alto numero di ‘protetti’.
Sui social invece, con l’hashtag #veritàperjordan, in tanti puntano il dito, e in particolare su una pagina Instagram, contro “l’inadempienza del sistema carcerario italiano” e “le condizioni disumane e inaccettabili in cui Jordan era costretto a sopravvivere”, anche se “a chi aveva il potere di aiutarlo non è bastato tutto questo”. E specificano: “la verità verrà a galla e i colpevoli diretti o indiretti che siano pagheranno”.
L’ultimo suicidio è invece avvenuto nel carcere di Teramo, dove un ragazzo di venti anni, Patrick Guarnieri, si è tolto la vita il giorno del suo compleanno. All’interno dell’istituto era detenuta anche la madre, in un altro settore.
Alcune ore prima si era ucciso nel carcere di Secondigliano un uomo di 33 anni.
“Tre detenuti che si suicidano in un giorno segnano il fallimento delle istituzioni”, riflette l’associazione Antigone, aggiungendo che “ogni suicidio è un atto a sé ma, quando sono così tanti, evidenziano un problema sistemico. Vanno prese misure dirette a ridurre drasticamente i numeri della popolazione detenuta. Il ddl sulla sicurezza in discussione va nella direzione opposta e potrebbe costituire una esplosione di numeri e sofferenze. Chiediamo ancora una volta che Governo e Parlamento aprano una discussione pubblica sul tema carceri”.
L’associazione, che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, segnala che il carcere di Pavia (dove si è suicidato il trapper) a fine febbraio aveva un tasso di affollamento del 126%, con 650 persone detenute a fronte di 515 posti disponibili e il carcere di Teramo (dove si è tolto la vita il ventenne) ha un tasso a fine febbraio del 147% e la presenza di 375 persone detenute per 255 posti. Anche il carcere di Secondigliano (dove si è ucciso il 33enne) lamenta un forte sovraffollamento, con un tasso del 127% e 1.368 persone detenute per 1.077 posti.
Recentemente il capo del Dap, Giovanni Russo, commentando la questione dei suicidi in Commissione Giustizia ha avvertito dell’esigenza di “un approccio totalmente diverso, perché non è sufficiente una valutazione medico psicologica di primo ingresso. Abbiamo pochi psicologi e pochissimi psichiatri”, aveva detto ai parlamentari. Lo stesso ministero della Giustizia – il Guardasigilli Nordio ha parlato del sovraffollamento come di una delle cause principali del fenomeno – è intervenuto con investimenti nell’edilizia penitenziaria, manifestando anche la volontà di dare priorità al lavoro e allo sport come strumenti principali nel percorso rieducativo e risocializzante dei detenuti.






