L’AQUILA – Ieri al termine dei lavori del comitato nazionale dei radicali, svoltosi tra L’Aquila e Ovindoli, una delegazione del partito ha visitato il carcere dell’Aquila, noto per essere il carcere con il maggior numero di detenuti in 41 bis in Italia, 103.

La delegazione era composta da Marco Pannella, le onorevoli Rita Bernardini e Maria Antonietta Coscioni, l’onorevole Maurizio Turco, Giulio Petrilli responsabile provinciale Pd del dipartimento diritti e garanzie e Matteo Angioli del Comitato nazionale di Radicali Italiani.

“Nel carcere ci sono – affermano i radicali in una nota – anche tre aree riservate, luoghi di detenzione ancora peggiori del 41 bis e l’unica sezione femminile sempre di 41 bis”. La delegazione ha constatato il peggioramento delle condizioni di vita, dovute alle nuove norme restrittive del 41 bis, un’ora sola di aria al giorno, una sola ora di colloquio mensile con i parenti (vetro divisorio e citofono), non piu’ possibilita’ di cucinarsi in cella.

“Le celle sono buie,la luce elettrica accesa tutto il giorno. Praticamente il 41 bis è diventato l’istituzionalizzazione dell’isolamento totale. L’aria che si respira – proseguono i radicali – è quella del silenzio più totale, un cimitero per vivi”.

“Da un lato abbiamo le carceri del sovraffollamento come Sulmona, simili all’inferno, dall’altro carceri come L’Aquila a 41 bis, carceri del silenzio, della tortura bianca che usa principalmente lo strumento del ricatto degli affetti, perche’ – continua la nota – il 41 bis è oggettivamente questo, una soppressione delle garanzie e dei diritti delle persone recluse e dei loro familiari. Entrambi simbolo di una situazione drammatica, con attualmente oltre 68.000 detenuti a fronte di una capienza di 43.000 e senza provvedimenti legislativi adeguati ad intervenire per alleviare un minimo questa situazione, con l’estate che è arrivata e che accentuerà di più questa situazione”.

“Oggi – ricordano i radicali – inizierà in aula a Montecitorio la discussione del “fu” DDL Alfano che nella sua forma originale sostenuta dai radicali, avrebbe consentito ad almeno diecimila condannati di scontare in detenzione domiciliare pene residue inferiori ad un anno, restituendo un minimo di legalità all’esecuzione della pena, oggi anticostituzionale e per di più totalmente inefficace ai fini del reinserimento sociale”.