CHIETI – La stagione estiva anche negli oltre 500 stabilimenti balneari abruzzesi è arrivata al giro di boa e volge al termine, tra luci e ombre, ma le acque sono a dir poco agitate perchè come impone l’Europa, da anni, e come ha ribadito una perentoria lettera dell’Antitrust del 12 agosto, occorre subito avviare gare europee per le concessioni balneari, ritenute già scadute, entro non oltre il 31 dicembre prossimo, e senza nessuna possibilità di ulteriori proroghe, come avvenuto da decenni.
Il grosso problema è però che “i Comuni non hanno le linee guida per farle queste gare, e a darcele dovrebbe essere il governo: la confusione regna sovrana, mentre il tempo stringe”, spiega allarmato ad Abruzzoweb il sindaco di Fossacesia, in provincia di Chieti, Enrico Di Giusppantonio, proprio sulla materia concessioni balneari delegato dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) per L’Abruzzo, nonché segretario regionale dell’Udc, partito che è nel centrodestra.
La stessa posizione espressa dal sindacato dei balneatori, la Sib che ha organizzato una manifestazione il 9 agosto, per poi annullare le successive, con la simbolica chiusura degli ombrelloni per qualche ora. Ma è significativo che il sindaco di una delle più rinomante località del mare abruzzese, perla della Costa dei Trabocchi, ammette, che allo stato attuale, a differenza dei balneatori, e anche del centrodestra al governo, che “le gare andranno fatte”, perché i margini di manovra sono davvero stretti.
Il governo di centrodestra di Giorgia Meloni di Fdi, è palesemente schierato con i balneatori italiani e contro l’Europa, e tira dritto, e in direzione ostinata e contraria: la bozza del disegno di legge in via di scrittura prevede una proroga da uno a cinque anni per gli attuali gestori, a seconda della percentuale regionale di occupazione delle coste, per poi passare alle gare ma con il riconoscimento di un indennizzo basato sul “valore aziendale”. E il testo prevede anche l’obbligo di assegnare almeno il 15 per cento delle spiagge libere in ogni regione e non impone alcun numero massimo di concessioni per la stessa persona, trasferendo la facoltà della scelta ai comuni.
In molti sostengono che è velleitario il tentativo di prorogare ancora le attuali concessioni per il 2025 e rimandare ancora una volta l’applicazione della direttiva Bolkestein del 2006, che dovrebbe comportare appunto l’abrogazione del rinnovo automatico delle concessioni agli imprenditori balneari e l’apertura delle gare anche ad operatori europei. La mancata adozione della direttiva ha già causato per l’Italia l’apertura di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles.
E spiega dunque Di Giuseppantonio, “a maggio abbiamo avuto un incontro con la Regione e il presidente Marco Marsilio a seguito della nota sentenza del Consiglio di Stato (che ha confermato l’illegittimità delle proroghe delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative sono illegittime e devono essere disapplicate – ndr), e anche in quella sede emerse il problema delle linee guida dei bandi che i Comuni avrebbero dovuto fare in tempi stretti.. Ad esempio non è affatto chiaro cosa si dovrà fare con gli eventuali indennizzi, che il subentrante dovrebbe in linea di principio pagare a chi lascerà lo stabilimento, per quanto realizzato negli anni e per altri aspetti tecnici, o relativamente ad eventuali premialità di chi attualmente detiene le concessioni, o per altri motivi. Ma queste linee guida le deve decidere il governo con una legge o un decreto. C’è un groviglio di norme e di interpretazioni in cui è necessario fare chiarezza. Noi sindaci ad oggi abbiamo le mani legate”.
E poi è arrivata come una mannaia il pronunciamento dell’Antitrust: in esso si dice innanzitutto che in soldoni è carta straccia la mappatura delle spiagge fatta dal governo per provare ad aggirare la direttiva Bolkestein, e da cui era emerso che solo un terzo delle zone demaniali è dato in concessione, mentre il 67% sarebbe libero, quindi non sarebbe stato necessario applicare la Bolkestein. Ma come del resto osservato dalla Commissione europea, il Governo italiano ha incluso nella mappatura tutta la costa senza alcuna distinzione, comprendendo anche le coste rocciose, i porti commerciali e le zone marine protette, non disponibili di fatto.
E invece l’Autorità garante della concorrenza concorda sul fatto che “il concetto di scarsità deve essere interpretato in termini relativi e non assoluti, tenendo conto non solo della ‘quantità’ del bene disponibile, ma anche dei suoi aspetti qualitativi e, di conseguenza, della domanda che è in grado di generare da parte di altri potenziali concorrenti”.
E dunque le gare vanno fatte e concluse, entro l’anno, e non sono ammesse ulteriori proroghe delle concessioni. E coerentemente l’Antistrust ha anche portato davanti ai Tar un buon numero di Comuni che avevano già approvato delle proroghe di un anno delle concessioni balneari, e tra queste c’è in Abruzzo anche Fossacesia, oltre a Pescara, Vasto e Martinsicuro.
“I toni del Garante della concorrenza sono molto forti – ammette Di Giuseppantonio -, ci sollecita a fare le gare il prima possibile, e cito letteralmente, “ritiene necessario sollecitare gli enti concedenti affinché tutte le procedure selettive per l’assegnazione delle nuove concessioni siano svolte quanto prima e che l’assegnazione avvenga non oltre il 31 dicembre 2024″. E questo aumenta ancor di più le incertezze, perché, ribadisco, le gare non sappiamo con quali regole farle. E c’è anche il tema, che le tempistiche così strette rischiano di compromettere la futura stagione balneare, per eventuali cambi di gestione nelle singoli concessioni”.
Oltre al progetto di legge del governo, che difficilmente Bruxelles potrà accettare, Foza Italia con un emendamento a firma della parlamentare Enrica Mazzetti, ha proposto un partenariato pubblico-privato, che vincola gli attuali titolari, in cambio del mantenimento di una concessione pubblica a fare necessariamente degli investimenti per la collettività, con impegni reali da stabilire in fase contrattuale, come quelli “di mitigazione dell’erosione costiera, di protezione della biodiversità e, vista la necessità di acqua, quelli per l’installazione di impianti di dissalazione e, in generale, qualsiasi opera o infrastruttura per la sostenibilità ambientale”.
Ma Di Giuseppantonio, è scettico: “diciamo che è una delle ipotesi di natura politica messe in campo, se vogliamo apprezzabile, però da sindaco ho dei dubbi, norme vigenti alla mano, perché a mio giudizio un bando andrebbe comunque fatto, perché parliamo di un’attività sul terreno demaniale, come coinvolge il Comune come eventuale partner. Io posso anche gestire insieme ad un privato un chiosco, un bar, ma devo farlo con chi è stato selezionato con una procedura di gara che resta ineludibile”.
Infine il tema dei canoni irrisori che molti balneatori pagano, poche migliaia di euro l’anno, per spiagge e stabilimenti che fruttano centinaia di migliaia di euro a stagione. E il rischio paventato dai balneatori di essere “espropriati”, con le gare europee, da parte dei grandi players del turismo mondiale, contro cui avrebbero poche o nulle chance.
“Un adeguamento dei canoni è sensato, andrebbe fatto, a prescindere dalle gare – sostiene Di Giuseppantonio -, lo Stato deve poter incassare il giusto per l’utilizzo dei suoi beni demaniali. Ma serve comunque una disciplina complessiva del settore. Ed è legittimo anche il timore dell’invasione delle multinazionali del turismo. Confido però che ciò non avverrà, a patto che nelle norme che dovrà approvare il Governo si porranno delle barriere, ad esempio stabilendo nelle gare una premialità per gli imprenditori uscenti che hanno investito su quel tratto di spiaggia di loro competenza. Ritengo che questo si possa fare, in linea con le leggi europee sulla concorrenza”. Filippo Tronca






