L’AQUILA – Non c’è pace sulla partita, decisiva per l’economia abruzzese della gestione delle preziose sorgenti di acqua minerale “Sant’Antonio Sponga” e “Fiuggino” di Canistro, e di quelle termali di Caramanico Terme, tra rinvii dei termini per la partecipazione al bando, dal 31 luglio al 18 settembre, e il contenzioso legale attivato dalla Santa Croce, sulle richieste ritenute troppo onerose per i partecipanti, previste nel bando unico dell’Agenzia regionale di informatica e committenza (Aric), pubblicato il 16 giugno.

Il presidente della sezione settima del Consiglio di Stato, Roberto Chieppa, 17 luglio, ha respinto con decisione monocratica, la richiesta della società Santa Croce,  di sospendere con urgenza e cautelativamente il bando. Ma sottolinea in un passaggio il presidente Chieppa: il respingimento non va motivato come fatto dal Tar di Pescara, nella prima sentenza che ha dato torto alla ex concessionaria delle sorgenti di Canistro, per “mancanza di interesse”, in quanto Santa Croce è in concordato preventivo e non potrà in ogni caso a tornare a gestire le sorgenti, ma solo perché la la richiesta non è  fondata su “motivi di gravità e urgenza”. Sostenendo in sostanza che Santa Croce può fare domanda e partecipare al bando, e ritenendo “opinabile la ricostruzione effettuata dal Tar”.

L’udienza collegiale di conferma, o respingimento, della decisione monocratica del presidente, è stata fissata al 29 agosto.

Motivo della battaglia legale della ex concessionaria è che viene ritenuto eccessivo il valore dei beni posti a base d’asta, tanto da poter scoraggiare gli operatori dal partecipare alla gara: 1.504.170.869,67 euro al netto dell’Iva per una concessione di 20 anni. E precisamente 1.451.573.801,14 euro per la Santa Croce e la Fiuggino, e 52.597.068,53 euro per le acque termali di Caramanico Terme.

Una quantificazione che ha come conseguenza l’obbligo di inserire nell’offerta una garanzia provvisoria di circa 30 milioni, pari al 2% del valore posto a base d’asta, e che deve coprire dal rischio di una eventuale mancata sottoscrizione del contratto da parte del concessionario o dall’adozione di interdittive antimafia.

Intanto è stata rinviata la scadenza, dal 31 luglio al 18 settembre, per rispondere al bando, e a protestare con veemenza è stato il consigliere regionale Antonio Blasioli del Pd,  puntando il dito contro la Regione Abruzzo e la sua società di committenza Aric, con particolare riferimento alla partita di Caramanico, in quanto il rinvio “mette a serio rischio anche la stagione termale 2024. I cittadini di Caramanico e dell’intero comprensorio della Maiella auspicavano di conoscere se fossero o meno pervenute offerte da parte di soggetti privati. Una speranza vana”.

A replicare il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, che spiega quanto segue: “il differimento dei termini di gara si è reso in realtà necessario per correggere dei refusi e per adeguare il bando ad alcune prescrizioni della legge regionale. La settimana prossima sappiamo che verranno pubblicati gli atti rettificati e, nel frattempo, sono anche state fornite le risposte ad alcune richieste di chiarimento pervenute sugli atti di gara”.

Blasioli contesta la scelta del bando unico, e il suo sospetto è che a bloccare la partita di Caramanico sia quella ben più complessa e agguerrita di Canistro. Ipotesi negata da Sospiri.

Tornando all’offensiva legale innescata da Santa Croce: per il Tar il ricorso di Santa Croce era inammissibile,  per “carenza di interesse”, in quanto la società è in concordato preventivo, e la legge regionale 15 del 2022, all’articolo 36 comma 5 esclude appunto la possibilità di ottenere una concessione messa a bando. La società dopo l’istanza alla sezione fallimentare del Tribunale di Roma ad aprile 2022, è impegnata nella ristrutturazione dei debiti di oltre 30 milioni nei confronti del fisco. Colella è sotto inchiesta per il fallimento della immobiliare Como srl, dichiarato dal Tribunale di Roma nel giugno del 2019, ma la vicenda non riguarda la parte della holding aziendale che con Santa Croce si occupa di acque minerali.

Per il presidente del Consiglio di Stato, la motivazione del respingimento invece che “non appaiono sussistere i presupposti della estrema gravità e urgenza”, e ritiene “opinabile la ricostruzione effettuata dal Tar in relazione al riscontrato profilo di inammissibilità del ricorso in quanto la lex specialis della procedura sembra consentire a determinate condizioni la partecipazione delle imprese in concordato con continuità aziendale”.

Ovvero la Santa Croce può con questa lettura partecipare al bando, e  infatti, “proprio seguendo la tesi della ricorrente, la stessa in concordato con continuità aziendale può presentare domanda di
partecipazione alla procedura e nel corso della procedura stessa contestare gli eventuali provvedimenti lesivi fondati sulle clausole del bando qui in contestazione che non hanno allo stato chiaro carattere escludente nei confronti della ricorrente”. Detto in altri termini, non c’è necessità e urgenza di sospendere il bando, per eventuali modifiche delle parti contestate, proprio perchp Santa Croce può partecipare, ed eventualmente contestarne l’esito.

Per la Regione resta la necessità di chiudere finalmente il bando, in particolare per quel che riguarda Canistro, dopo che due bandi si sono risolti con un nulla di fatto, e con la preziosa acqua che da anni non viene imbottigliata, dalla revoca, avvenuta a inizio di sei anni fa, a seguito di un ricorso della Regione Abruzzo e del Comune di Canistro, con conseguente stop all’imbottigliamento e negazione di proroghe in attesa di nuovo affidamento, e con 75 operai rimasti senza lavoro.

A seguire un feroce contenzioso, un bando affidato a Norda, con la Santa Croce in corsa ed esclusa, bando finito poi con un buco nell’acqua, visto che Norda ha fatto un passo indietro, a causa della mancanza di terreni dove realizzare lo stabilimento, tenuto conto che Santa Croce, con il dente avvelenato, ha escluso la possibilità di vendere o affittare a Norda il suo stabilimento già pronto all’uso.

E la necessità di dover realizzare un nuovo stabilimento, con un ingente esborso economico, è una delle incognite che pesa anche su questo nuovo bando, e sull’eventuale nuovo concessionario.

Fallito l’insediamento di Norda, c’è un nuovo bando, nel febbraio 2019, a cui  hanno partecipato la Santa Croce e la San Benedetto, con la prima che ha vinto provvisoriamente, e la seconda che non ha raggiunto i requisiti minimi. Il Tar però ha poi annullato tutto nel giugno 2021, su ricorso della San Benedetto, per irregolarità fiscali della Santa Croce. A fine marzo dell’anno scorso il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Santa Croce, confermando la decisione del Tar. Con la necessità di indire un terzo bando, quello pubblicato pubblicato il 16 giugno , sul portale acquisti telematici della Regione Lazio “Stella”,  da parte dell’Aric.