L’AQUILA – “Sono assolutamente solidale con il sindaco Cialente, anche se io a differenza sua non ho tolto le bandiere tricolori dagli uffici comunali, ma ho listato a lutto quella del Comune”.
Arriva da Claudio Bizzozero, sindaco di Cantù che di recente si è schierato contro l’Euro, (‘sposando’ le idee e i lavori del giornalista più contrario alla moneta unica, Paolo Barnard), un appoggio ideologico al primo cittadino dell’Aquila Massimo Cialente, ormai ai ferri corti con il governo di Roma per il mancato stanziamento di fondi per la ricostruzione del capoluogo abruzzese e dei Comuni del cratere terremotato, ricostruzione ferma al palo a poco più di quattro anni dal sisma del 6 aprile del 2009.
Bizzozero nel 2012 è riuscito a strappare Cantù al ventennale dominio della Lega, mettendosi alla testa di sette liste civiche in un momento economicamente e socialmente drammatico per una delle città più importanti d’Italia per ricchezza e produttività.
“Ogni sindaco d’Italia se è onesto e ha coraggio, deve ammettere che a causa dell’Euro siamo arrivati alla frutta, praticamente sull’orlo del fallimento. L’Aquila vive l’aggravante della ricostruzione che non parte, per il resto le altre città d’Italia sono letteralmente alla canna del gas”, dichiara polemicamente Bizzozero ad AbruzzoWeb, lo stesso Bizzozero che è sulla stessa lunghezza d’onda degli economisti contrari all’Euro e favorevoli al ritorno dell’Italia alla Lira, su tutti gli economisti della Mosler Economics-Modern Money Theory (Me-Mmt) portati in Italia da Barnard, che a Cantù, così come all’Aquila, ha tenuto di recente un convegno di grande successo per spiegare le ragioni economiche e storiche che hanno portato alla recessione in Europa.
Sindaco, lei è convinto che i suoi colleghi siano tutti, al cento per cento, consapevoli della drammaticità della crisi.
Diciamo le cose come stanno, la realtà delle amministrazioni locali è un disastro e il patto di stabilità non è più sostenibile. Quest’ultimo rinvio del pagamento dell’Imu del mese di giugno è una follia, qui siamo oltre i problemi di bilancio, c’è un guaio, enorme, che riguarda la liquidità. Mancano i soldi.
Tanti suoi colleghi se la cavano puntando al taglo degli sprechi, per loro l’Euro, i cui effetti ormai fanno infuriare anche chi lo ha sempre sostenuto, non è affatto un problema.
Non è possibile. L’Euro è il problema, non un problema qualsiasi. Prendiamo in prestito una moneta anziché emetterla, non ci vuole un gran cervello per capire che è una disgrazia per qualunque Stato. E poi, cos’altro dobbiamo tagliare, scusi? Mi sono insediato un anno fa e ho dovuto affrontare il bilancio preventivo del 2012 a un mese dalla vittoria alle elezioni, a giugno, e ho subito tagliato quello che era rimasto da tagliare, praticamente niente. Tolte le auto blu dopo due giorni di mandato, spenti l’acqua delle fontane e i riscaldamenti prima del tempo ed eliminati city manager, è rimasto l’osso. Cosa faccio, taglio l’osso? No, posso al massimo sospendere i pagamenti alle aziende che lavorano per il nostro comune a gennaio, febbraio o marzo, come accade in altre realtà locali, ma le pare che in una realtà come la nostra, con le imprese a rischio fallimento, mi metto a sospendere i pagamenti? Ho dovuto farlo lo scorso anno per pura necessità, sospendendo a ottobre, perché altrimenti non riuscivo a stare dentro il patto di stabilità. Una scelta che mi ha rovinato la coscienza, anche se poi il 3 di gennaio ho fatto in modo di pagare tutto il dovuto del 2012 alle aziende che lavorano per noi. Altri hanno debiti di un anno e mezzo con le imprese. Così è più facile, certo, ma le aziende muoiono.
In che condizioni si trovava il Comune di Cantù quando lei si è insediato?
Faceva già fatica a stare nei parametri del patto di stabilità, e consideri che i ‘paletti’ erano molto più leggeri sia di quelli dell’anno scorso che del 2013. Ogni anno le cose peggiorano e in aggiunta questo governo non ci mette nelle condizioni di applicare la Tares, perché deve esserci chiarezza nelle tariffe difficili da quantificare. Con la vecchia Tarsu avremmo già avuto delle entrate, ora non più. E la previsione di entrata dell’Imu è al momento allontanata. In sostanza, non ci sono entrate. Patto di stabilità che strangola e zero entrate, eccovi il quadro in sintesi. Lo Stato si comporta in maniera scellerata, non so se a Roma si rendono conto di che cosa stanno combinando al Paese. Basta con le penalizzazioni agli enti locali, basta, è il punto di non ritorno. O si cambia registro, oppure tutti i sindaci d’Italia devono comportarsi come Cialente. Riconsegnare la fascia tricolore e dire al governo “adesso fate voi”.
Sull’Aquila da ricostruire è passato il messaggio che è giusto, normale, accendere un mutuo per prendere i soldi dallo Stato.
È semplicemente un’assurdità, una follia. Pensate che noi a Cantù non sapevamo cosa significasse la parola disoccupazione, tanto che molti miei concittadini non riuscivano a capire perché in altri posti fosse un problema. Cialente e gli aquilani vivono i danni di un terremoto tremendo. Da noi il terremoto si chiama, adesso, disoccupazione.
Cosa significa, in termini di vita ‘viva’, vera, ritrovarsi nei guai in una realtà molto ricca come la vostra?
Intanto va spiegato che molte aziende chiudono perché non riescono a stare nel mercato. Altre ce la fanno, non licenziano, però fanno male a tutto l’indotto. Diverse aziende locali, da noi si tratta di piccole e medie imprese, hanno una struttura produttiva piuttosto elastica, sostanzialmente una parte della produzione avviene all’interno dell’azienda, un’altra all’esterno che comporta contratti di indotto. E quando il mercato cala, quel che rimane all’interno basta per non licenziare nessuno, ma allo stesso tempo non si dà più all’indotto e a chi di indotto vive. Qualche azienda ovviamente non resiste neanche a questo ‘giro’ ed è costretta a chiudere. Da me tutti i giorni vengono persone che non hanno più lavoro, che non riescono più a pagare l’affitto o il mutuo e chiedono un aiuto per sostenere le spese più importanti e di prima necessità, tra cui anche la spesa al supermercato. Purtroppo anche chi riesce a tenere aperto vive in agonia, perché non sa quando gli toccherà chiudere. Psicologicamente la popolazione è a pezzi, ma dal punto di vista dei rapporti umani si è venuto a creare un forte sodalizio tra imprenditori e dipendenti, praticamente sono sparite le differenze ideologiche e contrattuali, si lotta tutti in un’unica direzione. Prima di licenziare, gli imprenditori danno fondo ai risparmi di una vita per salvare il salvabile e non mettere in mezzo a una strada i dipendenti, poi l’ossigeno si esaurisce e per strada ci finiscono anche loro. In Italia i suicidi degli imprenditori avvengono quasi sempre per questo motivo.
Lei non ha tolto il tricolore dagli uffici comunali.
Per ora no, perché credo ancora nel mio Paese, ma ho listato a lutto il tricolore in Comune. La condizione dell’Italia e degli enti locali è una condizione di lutto. Finché il governo non si deciderà a prendere le decisioni giuste per salvare l’Italia, il fiocco nero resterà lì ad annerire il tricolore.
Qual è il passo decisivo da fare a livello politico?
Per prima cosa mettere la parola fine al patto di stabilità, che è un problema innanzitutto per gli enti locali. L’Unione Europea dà degli obiettivi al sistema Paese Italia, alla Repubblica Italiana, e ordina che si deve arrivare al livello 10, così si innesca un meccanismo mortale. La Repubblica Italiana è composta da Stato, Regioni, Province e Comuni, ma lo Stato sa già in partenza che sarà a zero, quindi per arrivare a dieci come sistema Paese aumenterà gli obiettivi degli enti locali portandoli a 20, in tal modo si arriva a una media di 10. In pratica, lo Stato non esiste più, non è più uno Stato, e gli enti locali annegano. Faccia, lo Stato, se crede di esistere ancora, quello che tutti noi facciamo a livello di enti locali e si riprenda la sovranità monetaria, altrimenti non si uscirà dal tunnel. Non esiste alcun esempio al mondo, neanche nella storia dell’umanità, di moneta che non è di nessuno in un contesto politico impresentabile. Non è neanche più una questione di economia, ma di logica: l’Europa non esiste, ma esiste la moneta che la rappresenta, o meglio, la moneta che rappresenta le banche. Non esiste un’entità pubblica, come uno Stato vero, proprietario della moneta. L’Europa è un circo che non sta in piedi.
A livello regionale e provinciale ha trovato una sponda su questi argomenti?
La Provincia è stata commissariata per volontà statale. Doveva andare alle elezioni lo scorso anno, ma si è ritrovata commissariata, credo che sia qualcosa di incostituzionale con un commissario assolutamente incostituzionale, perché non c’è più un decreto o una norma di legge che ne sostiene l’esistenza. Si impedisce di fatto ai cittadini di esprimersi alle elezioni per scegliere il presidente provinciale. In Regione invece il presidente è Roberto Maroni, che ha puntato sull’idea, forte, di lasciare il 75 per cento delle imposte sui territori, la vecchia idea della Lega mai trasformata in realtà in tanti anni. Allora, che cosa mi aspetto da Maroni? Che il 75 per cento dell’addizionale regionale Irpef venga restituita ai Comuni dalla Regione. In campagna elettorale lo ha detto, o mi sbaglio? Allora lo faccia. Per noi sarebbe una vera salvezza, se poi a livello nazionale si riuscisse a togliere, o almeno ad allentarlo parecchio, il patto di stabilità, e a restituire una parte anche minima agli enti locali, come il 10 per cento dell’Irpef o dell’Iva, allora saremmo fuori dalla melma. Ma non mi aspetto miracoli, figuriamoci se mi aspetto che l’Italia esca dall’Euro. La verità è che sta saltando tutto. Cialente ha ragione da vendere, noi sindaci dovremmo fare la stessa cosa che ha fatto lui.
Crede che sia possibile mettere insieme i sindaci d’Italia in una battaglia comune?
La condizione ideale affinché le richieste degli enti locali, attraverso l’Anci, vengano recepite a Roma, è che il presidente dell’Anci faccia il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie locali. Graziano Delrio, da ex presidente dell’Anci, oggi fa il ministro, ma in sostanza cosa sta facendo, che peso ha? Non ci sarà più nel futuro dell’Anci una condizione migliore di questa, allora che senso ha restare dentro l’associazione? I sindaci che la pensano così si mettano insieme e lottino insieme. Magari Cialente potrebbe mettersi alla testa di questa cordata, visto che sa benissimo che non si può più andare avanti. Lo ripeto, siamo alla canna del gas, è una lotta per non morire.



