L’AQUILA – Vince i campionati, ma non allena.
È la contraddizione del mister marsicano Candido Di Felice, ormai in attesa da due stagioni che gli venga offerta una panchina, nonostante i cinque salti di categoria conquistati rispettivamente con Canistro, Sulmona e Teramo, tutti con promozione diretta, e Jaguar e Montereale, tramite i play-off.
Ex centrocampista offensivo, da Luco dei Marsi (L’Aquila) è approdato nel capoluogo a soli 19 anni, era la stagione 1976-77, grazie al severo allenatore Arnaldo Leonzio, storicamente noto per ronde, blitz notturni e multe.
Tra le fila rossoblù per tre campionati consecutivi è andato successivamente in prestito al Montevarchi, per poi disputare altre due stagioni con L’Aquila Calcio.
Con la maglia dell’Aquila è stato tra gli autori della storica promozione in serie C2 ottenuta nel “caldo” spareggio a Cassino con l’Avigliano nella stagione 1978-79.
Indimenticabili le esperienze a Macerata, assieme al compare d’anello Valdo Cherubini, altra ex gloria rossoblù, le due promozioni conquistate con l’Angizia Luco, in serie D e nell’ex serie C, l’esperienza di Giulianova, che l’ha visto compagno dell’attuale mister giuliese Tiziano De Patre, le due stagioni a Gubbio, i due anni a Trani e il campionato con la Vastese.
La carriera da calciatore l’ha terminata all’età di 40 anni nella Jaguar, in cui è stato per due anni allenatore e giocatore.
Tra una sigaretta e l’altra, con la pacatezza che lo contraddistingue da sempre, anche a bordo campo, mister Di Felice non risparmia ai lettori di AbruzzoWeb storici aneddoti in un excursus calcistico pieno di ricordi.
Attimi ancora vivi negli occhi del cinquantaquattrenne trainer diventato “aquilano di adozione” che è intenzionato ad ampliare la propria collezione di articoli che lo riguardano con altre esperienze nell’amato mondo del pallone.
Pur comprendendo la difficile fase economica che il mondo del calcio attraversa ormai da anni, l’ex centrocampista classe ’57 è pronto per mettersi di nuovo alla prova per progetti ambiziosi.
Il suo sogno sarebbe allenare in serie D per conquistare la vittoria numero sei da mister.
In attesa di qualche chiamata si tiene in “allenamento” aiutando il cognato Christian Colaiuda nel suo bar, un “ruolo” di passaggio sperando di tornare a provare al più presto l’adrenalina che il calcio sa regalare.
Sei arrivato all’Aquila dalla Marsica. Chi ti ha portato qui?
Inizialmente giocavo a Luco Dei Marsi e sono arrivato qui con l’allenatore Leonzio. L’Aquila era una meta ambita e mi ricordo che feci il provino, con esito positivo, con Bianchi e Cinquegrana. Sono arrivato qui a 19 anni e Leonzio è stato per me come un padre. In squadra c’erano giocatori esperti come Paolo Rossi, Paolo Pilolli, Valdo Cherubini, Vincenzo Dionisi e Sebastiano Grassi. Ho iniziato a giocare come punta centrale perché a centrocampo non c’era spazio per me con gli inossidabili Cherubini, Dionisi e Grassi. Poi con il passare degli anni sono stato impiegato come trequartista.
Come hai vissuto la città quando giocavi tra le fila rossoblù?
Giocare qui era per me era come andare in serie A. Noi del calcio eravamo molto seguiti e dall’altra parte c’era la squadra di rugby che era fortissima. La città viveva lo sport in maniera differente rispetto a oggi, tutti ci conoscevano e allo stadio il settore dei distinti era pieno.
Una volta arrivato nel capoluogo non ti sei più trasferito…
Mia moglie Pina è aquilana ed è la mia prima sostenitrice. Poi ho avuto due figlie Anna e Simona e anche se ho allenato fuori non mi sono più spostato.
Nella stagione 2004-2005 sei stato alla guida del Montereale in Eccellenza con il presidente Pasquale Specchioli. È stata una stagione particolare: in corsa dal campo di Montereale vi siete spostati al “Fattori” e i colori dall’arancioverde sono diventati rossoblù perché era nell’aria il cambio di denominazione in L’Aquila Calcio.
Con il presidente Cesare Santini a Montereale ho vinto i play-off e siamo arrivati in Eccellenza, poi il secondo anno siamo arrivati settimi con la squadra più giovane del campionato e abbiamo portato a casa il premio disciplina. Il terzo anno che ho allenato lì avevamo come presidente Specchioli che ha portato il Montereale all’Aquila. Noi eravamo abituati al nostro campo e i giocatori non hanno reso come ci aspettavamo. Sono stato esonerato a fine girone d’andata ed è subentrato al mio posto Luca Sanderra, cacciato a sua volta e rilevato dal direttore sportivo Lanfranco Barbanti. Quando il Montereale giocava al “Fattori” c’era giustamente poco pubblico perché ancora non si chiamava L’Aquila Calcio.
Sei stato alla corte di uno dei presidenti più vulcanici d’Abruzzo: Luciano Campitelli. Raccontaci la tua avventura a Teramo quando sei subentrato nella stagione 2009-2010 a Domenico Izzotti.
Quell’anno ho conquistato la promozione diretta in serie D. Con Campitelli mi sono trovato benissimo, abbiamo quasi la stessa età. Se i risultati arrivano ti trovi a tuo agio ovunque. Il presidente mi voleva un bene da morire e spesso in settimana mi chiamava al telefono. Mi ha dato piena fiducia e non si è permesso mai di dirmi nulla. Campitelli è tifosissimo e molto attento alle cose che dicono i tifosi e la stampa. Dopo le sfuriate in tv in settimana veniva a trovare i ragazzi per rassicurarli. È un presidente che vorrebbero tutti: ogni mese i rimborsi spesa erano puntuali e c’era una trattamento pari al professionismo.
Sei stato sulla panchina del Sulmona quando L’Aquila era in Eccellenza. In molti ti volevano qui, la società rossoblù ti ha mai contattato?
Sì, ho ricevuto una telefonata di Guido Attardi, ma avevo già dato la mia parola al Sulmona. L’obietto principale e la massima aspirazione sono sempre stati allenare L’Aquila Calcio, però sono una persona corretta e, anche se non avevo ancora firmato, sono andato ad allenare la squadra di Francesco Salvatore, un grande presidente e un profondo conoscitore del calcio.
Non si può sempre vincere, fa parte del gioco. Nota dolente: quante volte sei stato esonerato?
Non ci crederai, ma io vengo esonerato vincendo (ride). È accaduto a Montereale perché c’era chi non mi voleva, e non si trattava dei giocatori o del presidente, e a Canistro in Eccellenza, alla quarta giornata dopo uno 0-0 fuori casa. Quest’ultimo esonero non me lo aspettavo davvero.
Quando un presidente è invadente?
Mi sono trovato male quando i miei calciatori lavorano con i presidenti e quindi c’era interesse nel farli giocare. È accaduto a Montereale quando impiegavo Gianluca D’Ortenzio mentre volevano che schierassi Andrea Zefferi. Anche a Canistro, quando sono stato ingiustamente esonerato è accaduta una cosa simile. Se le cose vanno male il primo a pagare è sempre l’allenatore, però io vado in campo per vincere e ho sempre schierato la formazione che ritenevo migliore.
Qual è il modulo alla “Di Felice”?
Dipende dai giocatori che ho. Di solito vado in campo con il 4-4-2 oppure con il 3-4-2-1 se ho degli esterni resistenti. Se ho a disposizione delle mezze punte schiero il 4-2-3-1.
Nonostante i campionati vinti oggi sei senza panchina. Perché?
Me lo domando spesso. Gli ultimi tre anni che ho allenato ho vinto i play-off con il Sulmona e il campionato con il Teramo. Sinceramente mi aspettavo una chiamata importante: il curriculum che ho io non ce l’ha nessuno. In giro dicono che costo troppo, ma se non si parla a tavolino come si fa ad affermarlo? Oggi c’è crisi e io chiederei il giusto.
Al momento stai seguendo una squadra in particolare?
Anche se non alleno mi mantengo sempre aggiornato leggendo i giornali e guardando la tv. Ho visto un paio di partite dell’Amiternina e del Sulmona in Eccellenza.
Molti tuoi colleghi sostengono che con l’obbligo dei fuoriquota la formazione in parte la fa la Lega. Cosa ne pensi?
Non sono riuscito a capire se con i fuoriquota si risparmia o si spende di più. Se non ho il settore giovanile e i campi a disposizione è difficile che posso beneficiare dei giovani. Si è creato un mercato per le società che hanno inizialmente lavorato con i giovani. Se un giocatore è bravo gioca, non me lo deve suggerire la Lega.
Quali sono i giocatori a cui sei particolarmente legato?
Il primo è Alessandro Catarinacci vero e proprio jolly. Da terzino destro l’ho anche impiegato come ala e con lui ho vinto a Montereale, Sulmona e Canistro. Mi hanno seguito in varie società anche Alessio Federici e Marco Moauro, oggi sono entrambi nell’Amiternina e di solito si “spostano” sempre insieme. Sono in ottimi rapporti con tutti i miei ex giocatori e si meravigliano del fatto che al momento non alleno. I giocatori devi “proteggerli” anche se sbagliano, altrimenti vanno in pasto alla gente e anche alla stampa.
E degli ex compagni di squadra che mi dici?
Ogni tanto vedo Rossi, Dionisi, Massimo Brutti, Cherubini, Pietro Ferzoco e Luciano Del Pinto, con gli ultimi tre ho anche vinto il campionato con L’Aquila Calcio.
Se potessi scegliere una panchina dove ti piacerebbe sedere?
Il mio sogno sarebbe allenare in serie D per misurarmi con questa serie. Ho smesso di giocare a 40 anni e mi piace stare in mezzo al calcio. Nella vita ho avuto la possibilità di allenare una grande squadra, il Teramo, con cui ho vinto il campionato con tre giornate d’anticipo. C’era grande visibilità da parte della stampa e tanta organizzazione a livello di società. Anche Sulmona ce l’ho nel cuore. Ovviamente mi piacerebbe un progetto stimolante, anche in Eccellenza o Promozione, perché un obiettivo come la salvezza non mi entusiasma. Nella stagione passata sono stato contattato da qualche società, ma non ho accettato perché mi aspettavo delle proposte superiori.
È sotto gli occhi di tutti il dilagante Pescara di Zdenek Zeman. Un tuo parere da mister…
Seguo le partite in tv, il gioco di Zeman è uno spettacolo. È un piacere e un divertimento seguire la partita del Pescara. Il suo gioco è molto offensivo, corre dei rischi e vedi in campo un grande movimento dei calciatori, questo significa che c’è lavoro dietro. Zeman lavora con i giovani ed è una fortuna per la società.
L’allenatore è il ruolo più precario del calcio. Perché?
Meglio cacciare uno che tutti, ma non credo sia giusto e soprattutto non si risolve sempre. Quando ho preso il Montereale la squadra era penultima in classifica e con l’arrivo di 4-5 elementi abbiamo vinto il campionato dopo i play-off. Anche se al momento non mi conviene dirlo ci sono anche altre soluzioni.
A te le conclusioni mister.
Spero di tornare presto in panchina. Mi piace vincere e voglio continuare a farlo!



