L’AQUILA – La vicenda del Bando di gara per il rinnovo della commessa del contact center Inps-Inail-Equitalia, oggi ancora affidata a Transcom e in subappalto all’azienda Lavorabile, che all’Aquila, la più grande delle dieci sedi italiane, impiega 560 lavoratori, di cui il 25 per cento disabili, “continua a creare allarmi e forti preoccupazioni per la tutela degli addetti aquilani e del loro trattamento normativo ed economico”.
Lo afferma Venanzio Cretarola, presidente dell’associazione Lavori@mo per L’Aquila, nata all’interno del sito aquilano, e candidato nella lista Socialisti e popolari alle elezioni comunali dell’Aquila a sostegno di Americo Di Benedetto.
“Il testo del Bando, infatti – spiega – non garantisce il rispetto pieno della clausola sociale inserita nel nuovo codice appalti, né rispetto alla continuità occupazionale anche con nuove aziende subentranti, né rispetto al mantenimento della sede attuale di lavoro”.
A preoccupare Cretarola è anche ciò che secondo lui sta succedendo nel settore dei center a livello nazionale, con “ripercussioni gravi che potrebbero colpire anche L’Aquila”.
“Stanno accadendo cose gravissime – tuona il presidente dell’associazione – che rischiano di mettere a repentaglio l’occupazione e il trattamento contrattuale anche dei lavoratori dell’Aquila. All’azienda più grande del settore dei call center italiani, Almaviva, è stato consentito di licenziare a dicembre del 2016 i suoi 1.666 dipendenti della sede di Roma, compresi i 300 che lavoravano da 6 anni sulla stessa commessa Inps, nonostante almeno per loro non esistesse alcun motivo, e di farli sostituire da Transcom, capofila della commessa, a Lecce con altrettanti lavoratori interinali”.
Due settimane fa, precisa poi Cretarola, “sempre Transcom, d’intesa ovviamente con l’Inps, ha avviato la formazione di 350 operatori in cassa integrazione della sede Almaviva di Napoli per la stessa attività svolta dai licenziati di Roma, dopo aver sottoscritto con i sindacati provinciali e aziendali sia a Napoli che a Palermo un accordo vergognoso, definito tale anche dalla Cgil nazionale, che riduce di oltre il 20 per cento gli stipendi dei dipendenti oltre ad introdurre un rigidissimo sistema di controllo individuale sulle prestazione lavorative dei singoli operatori altrimenti illegittimo”.
“Quindi – polemizza ancora – si licenziano lavoratori per i quali si rispettavano i diritti sindacali e contrattuali e si ‘sposta’ la stessa attività in una sede in cui si tolgono ai lavoratori i medesimi diritti, riducendo drasticamente il costo del lavoro solo sulla pelle degli addetti. La formazione dei 350 finirà esattamente a dicembre 2017, scadenza della commessa Inps, precostituendo in tal modo condizioni di miglior favore per la maggiore azienda italiana del settore che nel solo 2016 si è aggiudicata commesse pubbliche per quasi un miliardo e mezzo di euro, oltre ad ottenere inspiegabilmente un finanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti per il suo call center brasiliano”.
Secondo Cretarola, infine, “l’aspetto grave di questa vicenda è che Cgil e Uilcom provinciali di settore dell’Aquila si rifiutano di denunciare l’accaduto e sembrano ignorare i gravissimi effetti che questo potrebbe comportare sul futuro dei lavoratori aquilani e non solo”.



