L’AQUILA – Sono 13 i punti di penalizzazione inflitti dal Tribunale federale nazionale della Federazione italiana gioco calcio (Figc) all’Aquila Calcio nell’ambito del processo calcioscommesse.

Lo si legge in una nota sul sito della stessa Federazione.

I punti andranno scontati nel campionato in corso. La truppa di mister Carlo Perrone, a quota 27 raggiunta grazie al successo di ieri di Pontedera, scende al terzultimo posto a quota 14, sopra la Lupa Roma che ne ha 12 e il Savona maglia nera che ne ha 11.

La distanza con il Rimini è di 18 punti. La salvezza non sarà una passeggiata ma è possibile come non lo sarebbe stato in caso di accoglimento della richiesta shock di 31 punti fatta dalla procura federale.

Per l’ex responsabile dell’area tecnica Ercole Di Nicola, 5 anni di squalifica. 

Intanto, all’orizzonte ci sarebbe acquirente per mezza L’Aquila Calcio. 

Secondo quanto si è appreso, un gruppo imprenditoriale proveniente da Roma avrebbe manifestato il proprio interesse a rilevare un pacchetto di quote della società rossoblù. 

La particolarità è che i nuovi arrivi vorrebbero esattamente la metà del club, il 50%, acquistandolo dall’attuale gestione che vede i costruttori  Corrado Chiodi e Massimo Mancini come presidente e vice, più una serie di soci con quote minoritarie.

L’offerta per la metà è stata giudicata con luci e ombre dal sodalizio attuale: una parte dei soci non vorrebbe portare avanti il discorso perché dividere in parti uguali la società potrebbe portare a un vuoto di potere e alla mancanza di decisioni in caso di discordia tra i due gruppi.

Una situazione che, tra l’altro, L’Aquila ha già sperimentato a sue spese a metà degli anni Novanta, quando l’impasse tra i soci “fifty fifty” Antonio Circi e Guido Olivieri portò alla mancata iscrizione del club e alla cancellazione dai campionati. 

MANCINI, ”PENA INGIUSTA, PER NOI AL MASSIMO 5 PUNTI IN MENO E MULTA PICCOLA”

“Avremmo potuto puntare in alto, quindi ai play-off, invece rischiamo di dover lottare per non retrocedere. Per non parlare dei 150 mila euro di ammenda, una cifra che non ha motivazioni plausibili. In Figc non si rendono conto di cosa significhi fare calcio in Lega Pro, noi al massimo possiamo accettare 5 punti in meno e una multa molto più piccola”, il commento di Massimo Mancini, vice presidente dell’Aquila Calcio.

“Vediamo cosa accadrà nel prossimo grado di giudizio – aggiunge Mancini – ma già questa sentenza non ci rende sereni, perché è ancora ingiusta, nonostante i punti siano inferiori ai 31, folli, chiesti qualche tempo fa. E poi, 150 mila euro sono il costo di tre giocatori, non so se rendo l’idea. Qui si sta decidendo un campionato a tre quarti di stagione”.

Le sensazioni su una ulteriore decurtazione di punti, comunque, sembrano esserci in casa aquilana, con lo stesso Mancini in costante contatto con l’avvocato Flavia Tortorella.

“Cinque punti ci sembrano giusti, non di più”, conclude il vice presidente. 

Tra le ipotesi al vaglio della società, c’è anche il ricorso in appello. 

LA NOTA COMPLETA della figc

Il Tribunale Federale Nazionale presieduto da Sergio Artico ha ufficializzato la sentenza relativa al procedimento istruito dalla Procura Federale sulla base dell’attività istruttoria avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro. Sono stati inflitti punti di penalizzazione da scontarsi nella corrente stagione sportiva nei confronti delle seguenti società: Akragas (3), Aurora Pro Patria (7), Comprensorio Montalto (6), Frattese (1), L’Aquila (13), Neapolis (22), Puteolana (4), Santarcangelo (6), Savona (2), Sorrento (4), Sef Torres (4), Vigor Lamezia (2). Sono state prosciolte le società Aversa Normanna, Cremonese, Due Torri, Fidelis Andria, Grosseto, Livorno, Monopoli, Pavia, Prato, Scafatese, Tuttocuoio e San Miniato.

Sono state inoltre comminate ammende nei confronti di società e inibizioni e squalifiche nei confronti dei singoli tesserati. Stralciata la posizione di Massimiliano Carluccio, della società Barletta e dell’Aurora Pro Patria limitatamente alla posizione di Carluccio; dichiarato il difetto di giurisdizione nei confronti di Alessandro Magni; rimessi alla Procura Federale gli atti relativi a Gianmarco Ingrosso.