CHIETI – Ci risiamo. La sconfitta del Chieti -la seconda casalinga stagionale- contro il Tuttocuoio (0-1) ha messo nuovamente in risalto gli atavici problemi del team neroverde, legati in modo inequivocabile ad una costanza di rendimento che continua a dimostrarsi inadeguata.
Nulla da eccepire sul nuovo modulo già adottato nella fausta trasferta di Sorrento, il 4-2-3-1, che -sebbene abbia fruttato un insuccesso- si è confermato quello più consono alle caratteristiche degli uomini a disposizione di mister Di Meo: tante infatti le palle-gol create, di cui una ghiottissima dal dischetto, da Guidone e soci.
Ma ciò che si può senza dubbio imputare al Chieti visto all’opera domenica scorsa è l’inesistente cattiveria sotto porta, e su quella -sebbene il tecnico di Trani si sia assunto tutte le responsabilità a fine gara- non c’è schieramento tattico che tenga.
Da qui, la conclusione che gli attuali limiti della compagine teatina sono più riconducibili ad un fattore mentale che non ad aspetti prettamente calcistici: basti pensare all’approccio alla ripresa, rivelatosi fatale proprio come accaduto nella precedente uscita all’“Angelini” contro il Messina.
Scarsa concentrazione? Crescente paura di essere risucchiati in bassa classifica? Difficile rispondere con precisione, quel che è certo è che urge un’immediata inversione di tendenza, perché fare risultati altalenanti in un campionato del genere significa esporsi a seri rischi di ritrovarsi a lottare per non retrocedere fino all’ultima giornata.
L’imperativo è scongiurare tale ipotesi a tutti i costi, ricominciando sin da subito a raccogliere punti preziosi in chiave salvezza. Perché no, anche in un campo proibitivo come quello della capolista Cosenza, a patto che il condottiero Pino Di Meo ritrovi rapidamente il bandolo di una matassa al momento davvero intricata.






