AVEZZANO – Col suo Avezzano è terzo nel campionato abruzzese di Eccellenza, 25 punti in coabitazione col Pineto.
Mister Aleassandro Lucarelli, subentrato il mese scorso all’esonerato Luigi Morgante, sta lottando sui campi di calcio regionali per riportare i lupi marsicani in una categoria consona al blasone e alla storia della società, in un campionato sempre difficile come quello di Eccellenza.
Il popolo biancoverde ci crede, salire in Serie D sarebbe un traguardo ma anche un punto di ripartenza per l’Avezzano.
E il mister queste cose le sa, dall’alto dei suoi vent’anni di esperienza sulle spalle. Lucarelli è sposato, ha due figli e fuori dal calcio insegna Educazione fisica.
Un bel personaggio, il 41enne avezzanese. Positivo, ottimista. E pronto ad aprirsi con AbruzzoWeb, per parlare di calcio, di sé e della sua squadra, sua anche perché è tifoso dell’Avezzano.
“A 20 anni – racconta Lucarelli – ho preso il brevetto per allenare, ho cominciato con il settore giovanile, partendo dall’insegnare calcio nei pulcini. Ho lavorato nel club piccoli amici di Avezzano e sono stato tecnico nei campionati esordienti, giovanissimi e allievi juniores. Poi a 31 anni ho avuto un’esperienza in promozione a Luco De Marsi con L’Angizia Calcio. Il campionato regionale di Promozione mi ha visto protagonista per 6 anni, mi sono trovato bene a dirigere L’Angizia in eccellenza. Ed ora, eccomi qui a lottare per la squadra della mia città”.
Ha raccolto una sfida bella e tosta.
Voglio, vogliamo a tutti i costi sedere sul podio dei primi. Avezzano ha bisogno di questa svolta, mi sembra logico che non basti partecipare bisogna vincere, desidero che la mia squadra l’anno prossimo militi nel campionato di Serie D. Ka società sa che la cosa è a portata di mano, sono orgoglioso del fatto che tutti mi hanno dato fiducia credendo nelle mie capacità. Ed io farò di tutto per contraccambiare ciò che mi è stato offerto.
Parliamo della “cura” Lucarelli.
Più di cura parlerei di mie convinzioni e di mie idee, cerco di far capire ai miei ragazzi un modo di pensare, con il proposito di insegnare come affrontare un campionato di Eccellenza. Voglio una squadra all’altezza della situazione, non bisogna abusare della parola cura, cerco sempre di essere propositivo. A me piace il gioco, devono esserci gestione palla e concretezza nella realizzazione. Nel calcio bisogna aver il coraggio di rischiare e nello stesso tempo puntare sul risultato. Anche perché, il pubblico vuole questo.
Servono anche le condizioni fisiche.
Certo. La nostra squadra è in buone condizioni, non sussiste nessun problema atletico, stiamo lavorando secondo le nostre idee. Con lo staff, la squadra si allena tutta la settimana la forma è abbastanza buona.
Parla anche po’ da tifoso dell’Avezzano.
Io sono di Avezzano, so bene cosa significa portare la sciarpa bianco verde al collo. La mia, la nostra gente è delusa, dobbiamo dimostrare di che pasta siamo fatti. I nostri sostenitori hanno tutte le ragioni per non venire allo stadio, in 20 anni ci sono stati troppi alti e bassi, troppe volte il tifoso è stato preso in giro da persone che avevano amore per la squadra solo in apparenza. Ora tocca a noi far vedere che le cose sono cambiate.
Il suo modulo e che tattica adotta?
Prediligo il 4-3-3, ma non è questione di moduli o di numeri, conta l’idea che bisogna avere durante l’incontro, nel match si punta al risultato. Non sono il classico tipo fissato con il 4-3-3 offensivo, ma le dico anche che le difese a catenaccio non sono per me.
I suoi assi nella manica?
Lo staff è la mia forza, non ho nessun asso perché ancora non conosco bene chi alleno, non me la sento di fare classifiche. Forse a fine campionato posso dire chi ha dato di più, o chi ha dato di meno. Come impegno stanno tutti allo stesso livello.
Che cosa raccomanda ai suoi prima della partita?
La concentrazione. Devono essere concentrati, è la cosa più importante.
Cosa non tollera nel calcio?
Non mi piacciono i procuratori. E chi si atteggia in genere ad essere l’esperto, invece fa tutto per interesse personale, gente che invece di far crescere l’ambiente in cui lavora, pensa solo agli affari.






