L’AQUILA – Non ce n’eravamo accorti, siamo sinceri. I playoff di C2. Così la chiamiamo noi nostalgici. Oggi si dice Seconda divisione.
Imbocchi la rotatoria tra viale Gran Sasso e viale dell Croce Rossa e trovi lo striscione rossoblù, lì, in bella mostra sul muro. “Tutti gli aquilani in curva. Oggi più di ieri”, recita il vessillo.
Il sole di primavera dopo tanto maltempo, speriamo che regga. Sai, domani c’è L’Aquila-Prato, primo round per salire più in alto. Vorremmo la luce del nostro immenso maggio, come se due anni fa non fosse accaduto nulla.
Certo, se dovesse far freddo o piovere, chi se ne frega. Basta che vinciamo noi.
C’è tutto, o quasi, per il palcoscenico di una comunità che vuole togliersi le bende e cicatrizzare le ferite.
A cominciare dal pallone.
Il centro storico affollato la sera, aquilani e nuovi aquilani mischiati e un po’ confusi dai nuovi percorsi obbligati della città vecchia, ancora puntellata, con il buio di troppi vicoli chissà per quanto tempo.
I locali dirottati in periferia, a battere il cuore lontano dall’Aquila che fu. Rinnovati, ma in attesa di riprendere la via che ci riporterà tutti dove ci si incontrava quando la terra se ne stava buona a riposare.
Ecco allora L’Aquila-Prato, inaspettata ma reale. Sì, siamo nei playoff.
Ve li ricordate gli ultimi? L’Aquila-Acireale, anno 2000. Undici anni fa, al “Partenio” di Avellino.
Cagnale si immola, ferma il pallone dell’incubo con la mano, Sassanelli para il rigore e i cinquemila rossoblù sugli spalti cantano, cantano per la C1. Pareggiamo, zero a zero dopo una “smaltita” storica. Passiamo per il miglior piazzamento in classifica al termine della stagione regolare. Uno dei gol decisivi di quell’anno, forse il più importante in assoluto, lo mise a segno un aquilano, Antonello Cicchetti, oggi bomber del Poggiobarisciano, contro il Tricase.
Riscattata con gli interessi la ferita contro il Gualdo Tadino, 1992, 13 mila spettatori sugli spalti del “Tommaso Fattori” per salire dall’Interregionale alla C2. I muri dipinti di rossoblù, oggi sbiaditi ma visibili comunque, a ricordarci il passato, il mancato lavoro del portiere, Sergio Spuri, che se ne va in C2 con i nostri avversari.
Riscattata, con gli interessi, l’altra, stramaledetta finale contro la Torres, 1993, al “Flaminio” di Roma.
Ci sembra di respirare l’aria di allora. Nonostante tutto. Nonostante questo dannato cantiere, che però serve come il pane.
Altrimenti non si ricomincia mai.
Domani, intanto, L’Aquila-Prato. E la trasferta in Toscana domenica prossima.
Gli aquilani ci saranno. Con le ali ferite, ma con la forza di sempre.





