L’AQUILA – “Ho avuto una reazione sbagliata con quell’esultanza, ma ero stato insultato ingiustamente dai tifosi aquilani”.
Anche a distanza di una decina d’anni l’ex calciatore ora tecnico dello Sporting Ortona Stefano Bellè ricorda bene l’episodio in cui, durante una partita di serie C giocata allo stadio “Fattori” tra la sua ex squadra, L’Aquila, e quella in cui militava allora, il Pescara, esultò dopo un gol segnato ai rossoblù.
Già accusato dai sostenitori locali di aver “tradito” perché era andato a giocare nella città adriatica, storicamente in uggia al capoluogo, il festeggiamento rabbioso finì per compromettere definitivamente il rapporto.
Oggi, a distanza di anni, le cose sembrano migliorate, tanto che ora che è passato dal campo alla panchina, Bellè lancia un auspicio a sorpresa: “spero di allenare L’Aquila per dimenticare quell’equivoco”.
Nell’intervista ad AbruzzoWeb vengono fuori inoltre le sfide in serie B con il suo amico campione del Mondo Fabio Grosso e le partite giocate con il suo compagno di squadra Federico Giampaolo ai tempi del Pescara, in cui ha collezionato 67 presenze con 8 reti.
Ma l’ex talento della Lazio, un’ala vecchio stile che sgroppava sulla fascia sfruttando le “lunghe leve”, non dimentica i dettagli della sua militanza tra le file dei rossoblù, 55 match e 3 gol: dal campionato vinto nel 2000 alla memorabile sfida con il Palermo della stagione successiva davanti a 8 mila spettatori.
Ora però è tempo di guardare al futuro. Da una nuova avventura a Ortona.
È stato difficile il passaggio dal campo alla panchina?
No, quello di allenare è sempre stato un sogno che ho tenuto nel cassetto; ho avuto la possibilità di realizzare questa mia ambizione quando sono venuto a giocare nello Sporting Tollo (squadra che quest’anno si è trasferita a Ortona cambiando denominazione, ndr) e in proposito vorrei ringraziare in maniera particolare Omar Trovarello, direttore sportivo, che mi ha dato questa opportunità.
Quali ambizioni ha lo Sporting per la stagione che sta per iniziare?
Veniamo da due salvezze, di cui una ai play-out, e adesso la squadra è ancora in fase di allestimento, comunque strada facendo vedremo a cosa potremo aspirare per questo campionato.
Riguardo alla sua carriera da calciatore conclusa da poco, quali sono i suoi ricordi più belli?
Sicuramente i campionati vinti, come quello con L’Aquila, la prima vittoria per me, quando fra mille sofferenze siamo riusciti alla fine a centrare la promozione; d’altronde con il gruppo che avevamo non potevamo sbagliare l’obiettivo.
Si è mai ispirato a qualche giocatore in particolare?
Sì, siccome ero un esterno d’attacco, nel periodo in cui giocavo avevo come punto di riferimento Serginho del Milan, era devastante.
Qual è il giocatore più forte che ha incontrato sul terreno da gioco?
Gli avversari più forti li ho incontrati con il Pescara in serie B, anche perché in quel periodo giocavo titolare, e in quel campionato c’erano tante squadre blasonate con ottimi elementi, c’erano la Sampdoria, il Genoa e il Palermo dove giocava Grosso, che tra l’altro è anche mio amico, e lui è sicuramente uno dei calciatori più forti che incontrato sul campo.
Invece il compagno che più l’ha impressionata?
Non cito i giocatori della Lazio perché ho solo fatto alcuni allenamenti con loro nel periodo in cui militavo con i biancocelesti; tra i giocatori che ho avuto come compagni di squadra il più forte è stato Federico Giampaolo.
Lei ha giocato sia all’Aquila che a Pescara. Che impressioni ha su queste due squadre per la stagione prossima?
Sono due squadre con obiettivi opposti: L’Aquila da troppi anni si è ritrovata a giocare in categorie come la Seconda Divisione che non le competono, ricordo ancora quando in C1 vennero 8 mila spettatori per vedere la partita contro il Palermo, e spero che quest’anno riesca a vincere il campionato e ritrovare categorie più consone per questa città. Il Pescara invece, dopo aver vinto la serie B, è arrivato in campionato difficilissimo come la A e il suo obiettivo sarà sicuramente la salvezza.
A proposito di L’Aquila e Pescara, cos’è successo in quella famosa partita?
Riconosco che a caldo non fu una reazione idonea, mi comportai in quel modo perché durante il riscaldamento alcuni tifosi aquilani mi rivolsero parole diciamo poco carine e mi accusarono perché ero andato a Pescara. Anche se prima vestire il biancoazzurro avevo militato nell’Ancona e non si trattò di un trasferimento “diretto” dall’Aquila a Pescara.
In seguito a quell’episodio si è riconciliato con i tifosi aquilani?
Sì, oggi penso di avere un ottimo rapporto con tutti i tifosi delle squadre con cui ho giocato; all’Aquila, inoltre, ho tanti amici: mi ricordo ancora che il 6 aprile 2009, dopo la scossa, già alle 8.30 mi ero precipitato in città per dare aiuto ai miei amici. Se un giorno avrò la possibilità di allenare L’Aquila, cercherò di dare il triplo delle mie possibilità per far dimenticare ai tifosi rossoblu quella mia esultanza che ha causato tutte quelle discussioni.



