L’AQUILA – Alloggi del progetto C.a.s.e., altri moduli provvisori oppure appartamenti in affitto del fondo immobiliare.

Sono queste le tre principali ipotesi allo studio del settore Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila, in cui spedire gli aquilani rimasti nuovamente senza casa dopo lo sgombero di 100 casette post-sisma malcostruite e sequestrate dalla magistratura nell’inchiesta ‘mappopoli’ che ha portato a indagare 10 persone.

“Difetti e pericoli” vengono ravvisati nell’ordinanza di sgombero firmata ieri, che coinvolge complessivamente 103 famiglie e circa 300 persone.

Oggi negli uffici di via Rocco Carabba, serrati al pubblico e che si dedicheranno per una settimana solo a questa emergenza, sfileranno le prime 40 persone.

Intanto non si esclude la demolizione dei Map oggetto dell’inchiesta: metterli a nuovo costerebbe troppo.

I DIFETTI

Nell’ordinanza di sgombero vengono esplicitati tutti i difetti già evidenziati dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella nella sua ordinanza.

In particolare, ci sono pavimenti esterni staccati dal massetto, con rischio di cadute o lesioni per persone anziane o con ridotta capacità motoria.

E poi ci sono i lampioni di illuminazione esterna mal posti in opera: oscillano sotto il minimo sforzo in maniera eccessiva e possono risultare a rischio per una caduta su persone.

Come se non bastasse, in molteplici edifici il legno risulta già deteriorato dalle intemperie di quattro anni.

I COLLOQUI

Oggi sfilano i primi 40 davanti all’assessore Fabio Pelini, alla dirigente Patriza Del Principe, che è anche custode giudiziario, e ai dipendenti del settore.

Si punterà a mantenere tutti nella zona del comprensorio in cui hanno vissuto questo primo quadriennio post-sisma, a meno che qualcuno non si voglia davvero spostare.

L’obiettivo obbligato è quello di chiudere i conti entro una settimana, prima che scada la deroga al sequestro concessa dal gip.

Da notare che non serviranno deroghe di legge per spostare le ‘pedine’, cioè gli aquilani, da Map a Map o da Map ad alloggio C.a.s.e.: chiunque abbia vissuto lì è già di per sé assegnatario e quindi continua ad avere diritto a un appartamento antisismico, quale che sia.

DEMOLIZIONE POSSIBILE

In alcuni casi i difetti sono strutturali: il Map è stato talmente malcostruito che viene valutata e anzi potrebbe essere consigliata la demolizione delle strutture.

Dopotutto la natura dei Map è appunto “provvisoria”, insomma, al termine dell’emergenza e a differenza delle C.a.s.e. queste mini-palazzine dovrebbero essere comunque rimosse.

Qui l’emergenza non è ancora finita, tutt’altro, ma bisognerebbe spendere troppi soldi per riparare le mancanze e potrebbe essere non economicamente vantaggioso.

L’INCHIESTA

L’inchiesta ‘mappopoli’ della procura della Repubblica dell’Aquila ha portato alla luce la realizzazione “scadente” di molti Map.

Per i pm a chiudere un occhio sulla qualità è stato il principale indagato dei 10 complessivi, il maresciallo dell’esercito Rocco Ragone, finito agli arresti domiciliari per corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato nell’ambito della prima emergenza post-sisma del 2009.