L’AQUILA – È una sentenza destinata a fare scuola quella del Consiglio di Stato, che ha confermato la decisione assunta dalla Struttura per la gestione dell’emergenza di revocare l’alloggio del progetto C.a.s.e. a una famiglia che dai controlli effettuati risultava periodicamente assente.

“La sentenza ritiene accolto l’appello cautelare richiesto dalla Sge – si legge in una nota della Struttura per la gestione dell’emergenza – poiché si tratta di un’abitazione realizzata per superare i reali bisogni emergenziali di chi non ha una casa e che pertanto ha necessità di una dimora stabile”.

Le continuate assenze dalle abitazioni assegnate, dunque, dopo questa sentenza saranno lette come una mancanza di reale bisogno di una casa e pertanto le famiglie assegnatarie potranno perdere il diritto all’alloggio.

“Appena verrà notificata la sentenza – spiega il coordinatore della Sge, Roberto Petullà – la famiglia in questione dovrà lasciare l’appartamento”. La famiglia è stata anche condannata a versare 2.000 euro per il pagamento delle spese di giudizio.

Accanto a questa sentenza, è stata inoltre confermata l’ordinanza cautelare del Tar Abruzzo-L’Aquila, già a favore della Sge, di un’altra famiglia, sempre per assenze continuative dall’alloggio.

“In questo secondo caso – spiega Petullà – non è stato neanche necessario arrivare al Consiglio di Stato perché già il Tar, in prima istanza, ha riconosciuto che tra i requisiti per l’assegnazione ci deve essere la stabile dimora”.

I controlli per verificare se le famiglie risiedono o meno negli alloggi assegnati vengono fatti dalle forze dell’ordine. “Di norma – spiega Petullà – sono cinque i controlli, scaglionati nel tempo e in diverse fasce orarie, che vengono effettuati su ogni famiglia. Nel momento in cui riceviamo delle segnalazioni dalle forze di polizia, inviamo il provvedimento di revoca. L’interessato ha poi cinque giorni per spiegare i motivi dell’assenza”.