L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha inviato al prefetto del capoluogo, Francesco Alecci, i nomi dei primi 115 nuclei familiari aquilani morosi che abitano negli alloggi C.a.s.e. e Map e, secondo le intimazioni della Corte dei conti, dovevano essere sfrattati già da tempo.

Il sindaco, infatti, è stato citato in giudizio da parte della procura della Corte dei conti assieme ad alcuni suoi assessori e dirigenti per un presunto danno erariale da 11 milioni di euro per la mancata cacciata dei morosi che abitano ma non pagano i canoni negli appartamenti antisismici.

Di qui la reazione furiosa di Cialente e della sua maggioranza. In una lettera al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e al premier, Matteo Renzi, ha scritto che avrebbe inviato al prefetto una lista di famiglie da sfrattare e così ha fatto, rinnovando l’invito: “Fatelo voi”. Roberto Santilli

LA NOTA DEL COMUNE

“In data odierna ho trasmesso a tutte le Istituzioni coinvolte i nomi di 115 morosi totali alloggiati nei quartieri  Case, nei villaggi  Map e negli alloggi del Fondo immobiliare”.

Lo rende noto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

LA NOTA COMPLETA

Come prevedevo, si tratta soprattutto di donne sole con figli a carico, in gran parte di nazionalità italiana. Secondo l’atto di citazione della Corte dei conti tra questi nuclei familiari, non sfrattati dal Comune dell’Aquila per “mero calcolo di tornaconto politico”, lo sgombero non provocherà alcun problema di ordine pubblico, questione che sarebbe stata da me pretestuosamente sollevata.

Poiché credo, e a questo ho improntato tutta la mia vita, che lo Stato è sacro ed è anche unico, mi aspetto che le autorità competenti – a questo punto, credo, in particolare il ministero delle Finanze e il ministero dell’Interno – procedano a sfrattare queste famiglie.

Se ciò avverrà senza nessun problema di ordine pubblico e senza costi aggiuntivi ben superiori ai possibili benefici a carico dello Stato, mi assumerò personalmente, anche per conto dei colleghi di Giunta e dei dirigenti, tutte le responsabilità di giustizia contabile, oltre che politiche ed eventualmente penali.

In molti mi stanno consigliando di mantenere toni bassi, di difendermi individualmente, senza sollevare polemiche con il Governo o con altre articolazioni istituzionali del Paese, anche in autotutela.

Come piccolo cittadino italiano che crede nel Paese e nello Stato democratico, invito invece lo Stato, che è uno, ad assumersi le sue responsabilità, rispetto alle quali, in questi cinque anni, ci ha spesso lasciati soli.

Comunico inoltre che, nel caso in cui il ministro degli Interni e il prefetto dovessero convocare, ai fini di procedere agli sfratti, un Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, il Comune dell’Aquila, membro di diritto, non parteciperà, poiché tutte le preoccupazioni, l’intera e oggettiva rappresentazione della situazione e le condizioni economiche furono espresse dal Comune in data 14 febbraio 2012.

Stesse considerazioni riportate nell’audizione presso la Corte dei conti. Alla luce dell’atto di citazione, pervenuto a me e ai miei collaboratori il 14 febbraio, l’amministrazione comunale dell’Aquila attende una risposta da parte dello Stato.

L’elenco delle famiglie da sfrattare, terremotate e disperate, viene trasmesso, otre che al Governo, anche alla presidenza della Repubblica. La città dell’Aquila, da cinque anni martoriata ed abbandonata, chiede allo Stato di battere un colpo.

L’Italia vive una difficile crisi, morale e di articolazione delle sue Istituzioni.

Il dovere di ciascun cittadino, anche se molto piccolo, è quello di richiamare le Istituzioni Costituzionali a svolgere ciascuna il proprio ruolo con coraggio, sino in fondo.

È facile, sarebbe facile, tenendo a mente la Costituzione.