L’AQUILA – Nella seduta di ieri della Commissione garanzia della Regione Abruzzo, convocata dal presidente Mauro Febbo di Forza Italia per discutere del progetto di bonifica dell’area di Bussi, in provincia di Pescara, c’era una sedia vuota. Quella dell’assessore all’Ambiente Mario Mazzocca, di Sinistra ecologia e libertà.

È la conferma che intorno al progetto di bonifica dell’area “a monte” del sito industriale di Bussi tira una brutta aria.

Si fa sempre più evidente infatti lo scontro tra Mazzocca, da un lato, contrario al progetto, e dal’altro il commissario straordinario, Adriano Goio, e il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, presente in commissione, che difendono il piano di bonifica e reindustrializzazione tra il nucleo industriale e il paese e anche all’interno dell’ex-stabilimento Medavox: un intervento che verrà a costare complessivamente circa 50 milioni di euro, due terzi dei quali saranno versati dal commissario e il resto dalla Solvay, l’azienda obbligata dalla Procura di Pescara a bonificare, prima di andare via, le aree dove ha operato per anni.

In attesa che si possa finalmente risanare anche la mega discarica Tremonti, montagna di veleni montagna di veleni da 200 mila tonnellate e 250 mila metri cubi a pochi metri dalle sponde del fiume Pescara.

La Regione Abruzzo, del resto, non ha partecipato alle due ultime conferenze dei servizi perché, ha spiegato Mazzocca, “di questo progetto non disponiamo di alcuno studio di fattibilità, con relativo quadro economico, non essendo mai stato in nostro possesso e, evidentemente, non essendo stata trasmessa documentazione.”

Febbo non ha perso l’occasione di stigmatizzare l’assenza dell’assessore.

“Oggi dovevamo risolvere un problema – spiega ad AbruzzoWeb – c’è un progetto pronto, ma la Regione non ha partecipato per due volte alle conferenze dei servizi, convocate il 15 settembre e il 7 ottobre. E anche oggi Mazzocca non si è visto. Vogliamo capire a questo punto qual è la volontà politica della Regione. Ci sono i soldi, ci sono 20 aziende interessate a insediarsi sul sito industriale una volta bonificato, e a creare tanti posti di lavoro. Non si può continuare a tergiversare”.

Lagatta, ad AbruzzoWeb ha difeso la bontà del progetto, anche contro le critiche di alcune associazioni ambientaliste, come il Forum dei Movimenti per l’acqua, ricordando per l’ennesima volta che i 50 milioni di euro a disposizione del commissario Goio sono stati stanziati dal governo per l’attività di reindustrializzazione del sito.

Per la priorità delle priorità, ovvero la bonifica della mega-discarica, Lagatta ha ricordato “che servono miliardi di euro, qualcuno arriva a dire 20” e dunque bisogna aspettare l’esito a gennaio del ricorso al Consiglio di stato presentato dalla Montedison a seguito dell’ingiunzione-diffida da parte del ministero dell’Ambiente, che chiede all’azienda di rimuovere tutti i veleni tossici seppelliti nelle discariche.

“Tutti ci auguriamo – spiega Lagatta – che la sentenza dia torto a Montedison e il giorno dopo cominci a portare via i veleni, con i costi a suo carico, che saranno ingentissimi. Per il resto quello che dicono alcuni ambientalisti è strumentale, i 50 milioni servono per la reindustrializzazione, lo dice la legge, non per realizzare i sogni degli ambientalisti, insieme ai miei sogni, ovvero avviare subito la bonifica della Tremonti. E sono pronto a lottare con loro per convincere il governo a mettere subito le risorse a danno della Montedison”.

Lagatta rigetta però al mittente le accuse, da parte in particolare del Forum dei Movimenti per l’acqua, secondo cui la bonifica dell’area dentro la fabbrica ex Medavox si ridurrebbe “a coprire il tutto con una soletta di cemento sopra una parte dei terreni inquinati dell’area che continueranno con alta probabilità a contaminare l’acqua di falda. Si tratterebbe di un intervento di prevenzione secondo il documento, con nessuna bonifica. Sopra si costruirebbe una nuova fabbrica che andrebbe a “tombare” definitivamente questa parte dell’area industriale”.

Nulla di più falso, ribatte Lagatta: “ Parlo tutti i giorni con Legambiente e il Wwf, e loro sono d’accordo con il progetto che prevede nell’area industriale una bonifica vera, di tutti i sottoservizi, la loro inertizzazione, poi la messa a dimora di una coibentazione, e solo infine la copertura di cemento di cui tanto si parla”.

Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, in commissione ha però ribattuto che la priorità resta comunque la bonifica della Tremonti, e non la reindustrializzazione.

“Il ragionamento di Goio e di Lagatta non ci convince. La bonifica di Bussi riguarda tutta la Val Pescara, anche per questo a tutela della salute di decine di migliaia di persone chiediamo che vengano effettuati studi epidemiologici. E ai sindaci, ai consiglieri regionali, dico che bisogna andare a battere i pugni sul tavolo a Roma per ottenere i fondi per avviare immediatamente la bonifica. Non ci si può limitare a dire che tanto i 50 milioni di Goio non basterebbero”.